Da qualche giorno si è chiusa alla Rotonda della Besana (e più precisamente dentro alla chiesa sconsacrata che ne costituisce uno degli edifici maggiori) la mostra milanese di Safet Zec.

Safet Zec è un signore di origine bosniaca che ormai da anni vive tra là e qua. Italia e Balcani sono al cuore della sua isprirazione.

La tecnica di Zec è notevolissima, applicata come è spesso ad un medium, la cartapesta, che mal si presta all’uso di colori, specie a base d’acqua, tecnica che sembra prediligere.

Il risultato è impressionante nei grandi dipinti di case dedicati a Venezia, ma è altrettanto impressionante nei lavori dedicati alla guerra, lavori nei quali Zec lavora a partire da fotografie e giornali che rielabora, ingrandendo e completando l’immagine originaria e rendendola, anche grazie alla esplosione dimensionale, denuncia e grido di dolore, solidarietà, rabbia nei confronti di una umanità sofferente.

Il percorso sembra macinare ogni cosa, riminiscenze informali, iperrealismo, lezioni della grande pittura rinascimentale per arrivare ad un risultato che fa della com-passione il proprio tratto distintivo. Parlo qui delle opere pittoriche, perché poi la mostra dava atto anche delle sue qualità notevolissime nel campo della grafica e quel che prima era compassione qui diviene gioco intellettuale, grazia, scherzo, fantasia, quasi che il tratto liberato dalla costrizioni del colore riuscisse alleggerito, più sereno, calmo, divertente.

La mostra meritava una gita. Quando tornerà occasione consiglio di coglierla.

Annunci