Nel Dizionario filosofico Voltaire dice che le idee sono immagini, che noi abbiamo idee in quanto possediamo immagini.

Subito dopo fa degli “strani” esempi: dice che noi abbiamo il concetto di infinito in tanto in quanto possedendo l’immagine di limite la respingiamo fin dove possibile. Oppure che noi abbiamo l’idea di “essere” in tanto in quanto conosciamo gli esseri particolari.

Ora a me che sono, tra l’altro, pittore piace molto questa identità tra idee e immagini, anche se poi gli esempi citati mi inducono a qualche prudenza e perplessità.

Senza voler fare il mestiere altrui mi pare che quella di Voltaire in questo caso non sia che una riedizione riveduta (e non tanto corretta) di una certa rimembranza platonica, ma ciò nonostante che le idee siano associate spesso a visioni, a immagini o che, meglio, un concetto, qualsiasi concetto, anche il più astratto e irreale, generi immagini, possa essere tradotto in immagini (qualora non le abbia generate spontaneamente e immediatamente), ebbene almeno per il sottoscritto questa è esperienza quotidiana.

Il bagaglio, il portato, la storia delle immagini che vivono dentro di noi è tale e tanta che tra contributo personale di ciascuno e saccheggiamenti e razzie in quel favoloso baule comune le immagini scorrono dentro di noi in un fluire costante, ininterrotto: il pittore è colui che sa fermarle e ricrearle? forse che sì, forse che no.

Dipende: certi giorni sì, certi giorni no.

Annunci