Raccogliere diari significa raccogliere la testimonianza che volontariamente la gente ha lasciato di sé e della propria vita, del proprio periodo storico. Volontariamente è la parola chiave. In quei diari, siano essi prettamente privati, intimi, familiari, o maggiormente “pubblici”, come nel caso di Maria Terzolo e del suo racconto del comportamento della Fiat durante gli anni di guerra (1), c’è il contributo di ognuno alla costruzione di una storia nazionale, alla costruzione della Storia. La Storia, come si sa da Braudel in avanti, è composta dal tessuto sociale di ciascun paese e comunità, tessuto che questi brevi estratti descrivono bene.

E a ben pensarci l’atto di volontà è duplice. Esso è, infatti, innanzi tutto di chi il diario ha redatto e ha trasmesso ai propri familiari e di chi, in seguito (nella maggior parte dei casi i familiari stessi) quei diari ha trasmesso all’Archivio Diaristico Nazionale.

E ancora una volta, a ben pensarci, oltre alla volontà meritoria dell’Archivio e del suo fondatore, Saverio Tutino, c’è l’ulteriore volontà di chi, come Diego Pastorino, Manuela Tagliani, Bettina Piccinelli, Natalia Cangi e Loretta Veri, questi diari e questi estratti hanno scelto e non altri. Tutto questo per significare come, se è vero che la Storia siamo noi, come diceva la canzone, è altrettanto vero che perché questo sia vero, perché si avveri, bisogna lavorare e darsi pubblicamente, scrivere, leggere, scegliere, darsi, nella convinzione, non egocentrica o esibizionistica, che quanto facciamo, almeno parte di quanto facciamo, abbia o possa avere un valore anche per gli altri, per chi ci segue e ci accompagna, ma anche per coloro che verranno dopo, anche molto dopo, come noi.

L’Italia che così viene tratteggiata è una Italia sempre fortemente connotata da ciò che oggi chiameremmo e chiamiamo servizi. Ce lo hanno insegnato fin dalle elementari: l’Italia senza risorse naturali, tutta commercio e traffici. L’arte di arrangiarsi, l’arte dell’innovazione, la nostra curiosità, la nostra intelligenza vengono da lì. Commercianti, militari, maestre, studenti, dipendenti pubblici sono la stragrande maggioranza dei protagonisti di questo libro, fin da subito, fin dal capitolo iniziale, quello dal titolo Denaro d’altri tempi, e questa prevalenza rimane tale in tutti i capitoli, anche in quelli in cui, come Ricostruzione e Boom, ci si sarebbe aspettati più industria che commercio. La differenza sta che mentre nei primi capitoli questi cosiddetti servizi sono a prevalenza pubblica, più si avanza verso di noi e più essi diventano “privati”. Qui riecheggia l’analisi storica del Gerschenkron, quando annotava e dimostrava come all’inizio dell’Europa, quando c’era da colmare il divario con l’Inghilterra, lo Stato, gli Stati si fossero presi carico di questo compito, con lavori pubblici e la creazione di una burocrazia statale (a fronte di debiti) (2), tanto che anche qui le storie di militari di carriera e delle maestre si trovano solo o soprattutto nei primi due capitoli, quasi a contrassegnarne la significatività in quell’epoca lontana e non in altre.

Quindi questa è l’Italia. Trentotto storie di italiani e del loro denaro, o, meglio, spesso, quasi sempre, del loro denaro che non c’è e che se, al contrario ci fosse, potrebbe e potrebbe e potrebbe ancora. Potrebbe permettere una vita più agiata. Potrebbe permettere l’acquisto di qualche cosa a lungo desiderata. Potrebbe saldare i debiti e togliere angosce. Il denaro è quindi qui un mezzo. Difficilmente viene descritto in queste pagine come “salvadanaio”, come “deposito di valore”, a volte, a tratti come vincolo sociale, come vincolo di relazione, come obbligo verso gli altri, i debiti, le promesse (3), ma quasi sempre, se non sempre, come “ponte”, come “strumento”, come ciò che permette di raggiungere ciò che si vuole o di passare da una situazione ad un’altra, da una condizione di vita ad una altra e migliore.

Ed è per questo tramite, questo strumento, questo ponte (la nostra tanto derisa Liretta), che questi uomini e queste donne, i nostri nonni e i nostri genitori hanno costruito la nostra Italia attuale. E in questi racconti a tratti se ne scoprono, insieme ai pregi, anche difetti ancora attuali, in primo luogo una economia che mentre avanzava e cresceva e diventava incredibilmente florida, specie se confrontata con le sue origini, lasciava indietro la cultura e la pratica del diritto, della legge, dei tribunali, tanto che il povero rappresentante Bruno Bonifacio nel 1958 è senza una lira, pieno a sua volta di debiti per l’affitto e i ristoranti, ma non riesce a farsi pagare crediti per un lavoro svolto quattro anni prima e non si rivolge alla magistratura, ai giudici, ma insegue fisicamente i propri debitori. Evidentemente le lungaggini e la sfiducia nei poteri della magistratura hanno radici profonde.

Un libro, quindi, fatto di piccolezze, aneddoti, ma anche grandi cose, che seguendo in filigrana e con diligenza la nostra storia recente ce ne illumina la trama più costante: l’attenzione, la cura, la capacità di risparmio, qualità che al pari dell’inventiva e del gusto artistico hanno fatto l’Italia che conosciamo.

Detto questo, due parole, sull’idea che sottende a questo lavoro, l’idea di chi, come Diego, Diego Pastorino, il curatore di questo libro, aveva sempre lavorato nella finanza e nella economia dei grandi (grandi imprese, grandi banche) (4), ma nel fondare con alcuni amici un sito dedicato alla finanza e ai mercati (5), non ha dimenticato che il denaro ha una connotazione anche e soprattutto privatistica, da micro economia, una dimensione che abbraccia completamente la vita di tutti noi, di chi ne ha tanto, di denaro, come quello di chi ne ha poco.

La scelta di collaborare con l’Archivio Diaristico Nazionale nasce da qui, nasce dalla volontà di pubblicare testi sul denaro, sui soldi, che ne parlassero a tutto tondo e che quindi unissero alla analisi sui mercati finanziari anche aspetti più comuni o addirittura letterari.

Da questa idea, quindi, più vasta e complessiva, nacque la pubblicazione sulla rete della rubrica settimanale Soldiario e sempre da lì nasce questa iniziativa editoriale, che solo grazie alla voglia e dedizione di Loretta Veri e dell’Archivio, oggi ha trovato questa forma bella forma cartacea.

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(1) La Fiat durante la guerra per sostenere il reddito delle proprie maestranze distribuì tre mensilità di stipendio come anticipo che poi recuperò, al valore nominale, all’epoca del pensionamento.
(2) E oggi il divario verso le economie più efficienti non c’è? E’ l’Italia, è l’Europa il sistema più efficiente? E’ qui la barriera tecnologica?
(3) Si pensi ad Orso Brandolin, promotore finanziario di formazione classica, che sente come un vincolo le promesse fatte ai propri clienti ed integra con soldi propri (e altrui) i rendimenti non realizzati con gli investimenti azionari.
(4) L’esperienza economica di Pastorino si è formata, dopo la laurea in economia politica, negli uffici delle grandi banche internazionali sui mercati obbligazionari statali.
(5) Soldionline.it fondato insieme a Davide Corritore, Andrea Pontini, Adrio De Carolis e Filippo Brioschi.

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