Hysteria è un film in costume ambientato alla fine dell’ottocento in una Londra primaverile.

Narra la storia di un giovane dottore che vorrebbe fare il medico in un ospedale come Dio comanda (adesso). Peccato che allora Dio comandasse diversamente ed i primari dell’epoca fossero convinti che germi e batteri non esistessero (e passi), ma, soprattutto, che i poveri sostanzialmente non andassero curati.

Il giovane dottore se ne dispera, fino a quando non viene, professionalmente, adottato da un emerito specialista in una malattia femminile nel frattempo del tutto scomparsa come malattia di genere: l’isteria.

L’isteria, si diceva, è uno stato d’ansia e di malessere generale che colpisce una donna su due nella ricca e popolosa Londra. Tale  malattia si cura in varie maniere, ma la cura più efficace sperimentata dall’esimio specialista consiste in un delicato e prolungato massaggio da effettuare all’apparato genitale femminile, massaggio della durata necessaria a che la paziente non possa rilassarsi completamente fino a giungere ad uno stato di eccitazione motoria tale da liberarla dallo stato di malessere indotto dalla malattia stessa. Insomma, fino a quando la povera malata non giunge a quel che noi oggi chiamiamo “orgasmo”. Si capirà facilmente come la clinica abbondi di ricche malate.

Il giovane dottore in poco tempo diventa un maestro di questa pratica, tanto da essere subissato di richieste di trattamenti, richieste che, per deontologia professionale, non si sente di poter rifiutare fino a quando una fastidiosa tendinite non lo costringe a riposo.

Durante questo periodo di non desiderato ozio (il film è più complicato di così, ma tutto non si può dire, no?) il nostro protagonista insieme ad un suo amico e mecenate inventa un aggeggio elettrico che alla fin fine altro non è che il nonno degli attuali vibratori.

La sua carriera, come si potrà facilmente intuire, ha una svolta e tutti vissero felici e contenti.

Sembra una fiaba (ironica), ma pare invece sia cosa vera.

Ora il film è decisamente piacevole, rilassa, diverte e al contempo istruisce: confesso che prima di detta visione alla domanda sull’epoca di invenzione del vibratore avrei risposto tranquillamente con uno sciocco “anni sessanta”.

Istruisce anche (e di più) sull’ignoranza che i nostri nonni dovevano avere sulle donne. Si pensi che nel corso della storia un esimio luminare afferma seriamente che le donne senza penetrazione non potevano provare piacere. Ora è facile chiedersi dove fosse quel signore quando la sua signora, per grazia divina ed evidentemente non per meriti maritali, giungeva al piacere. Ma ancora più scioccante è apprendere che alle isteriche nei casi più gravi venisse praticata la asportazione dell’utero. Tutto questo, ripeto, all’epoca in cui il mio signor bisnonno stava mettendo al mondo suo figlio, il mio povero nonno.

Che dire d’altro se non: povere donne e… grazie signora regista Wexler per averci istruito e divertito insieme. Che altro volere di più?

 

 

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