Un bel pezzo che non scrivo nulla. Troppo lavoro ufficiale, di quello che banalmente dà da vivere e permette di comprare cibarie, vestiti, suppellettili, andare a cena con amici e, grazie a Dio, d’andare al cinema e a teatro.

In questa lunga pausa ho visto tre spettacoli che, a diverso titolo e in varia maniera, mi hanno colpito.

I tre spettacoli sono: The Artist (cinema), Eretici e Corsari (teatro), Il Flauto Magico (teatro).

Iniziamo da The Artist.

The Artist è un esercizio di stile e di cuore stupefacente nella sua stranietà. Da quando l’ho visto mi chiedo solo una cosa: perchè? Perché raccontare una storia di amore in bianco e nero e muta? Perché pensare un film sette anni e vederlo e rivederlo in cuor proprio per sette lunghi anni?

Perché l’amore non necessita parole. Forse.

La domanda è nata in me spontanea appena dopo la visione (fortemente voluta) del film. Storie sul travagliato passaggio dal cinema muto al sonoro ce ne sono già state a bizzeffe, tutte incentrate, come questa, sul drammatico corso di chi cade improvvisamente, come si suol dire, dalle stelle alle stalle.

Uso appositamente questa espressione nazional popolare proprio a sottolineare quanto da questo punto di vista la storia sia narrativamente abusata. Ed allora perché? Non è neppure, credo, per narrare l’amore tra generazioni lontane nel tempo, come presumibilmente doveva essere quello qui narrato, tra un divo all’apice della sua grandezza e una sconosciuta ragazza. Non è così, perché intanto la differenza di età nella storia conta poco o nulla e perché, di conseguenza, il regista ha scelto due interpreti, bravissimi, ma, coerentemente con questa irrilevanza del tema “età”, non così lontani apparentemente nelle rispettive età anagrafiche.

L’unica ipotesi che rimane è quella iniziale: l’amore non ha tempo e non necessita suoni o parole, ma meglio si esprime nel silenzio e nelle evocazioni che nei dettagli e nei dialoghi.

Insistendo su questa tremolante ipotesi verrebbe da chiedersi: cosa devono dirsi due amanti d’altro che non sia il classico e reciproco ed eterno “ti amo”. Null’altro, se non, come infatti finisce il film, trovati e rinsaldati nel proprio amore, ballare vorticosamente insieme all’unisono, come un cuore e un corpo solo.

Sintesi di The Artist: bello e pazzo, intenso e divertente. Inutile, forse, ma con le inutilità dei tramonti e delle albe più belle.

Unico difetto: la parte centrale, quella della caduta del divo poteve essere accorciata di un bel pezzetto, ma questo difettuccio è nulla a confronto con l’allegria e le serenità generale del film.

 

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