Il secondo spettacolo che ho visto è stato Eretici e Corsari al Piccolo di Milano.

Come noto, lo spettacolo con Marcorè e Gioé  consiste nella lettura e interpretazione di testi di Pasolini e della coppia Gaber / Luporini.

Ebbene come sempre accade quando si  (ri)ascoltano i loro lavori, si rimane incantati dalla ironia, cattiveria, lucidità e poesia di Gaber / Luporini.

Se in qualche modo e per qualche accento la lingua e gli argomenti di Pasolini possono a tratti suonare datati, quelli di quella strana coppia che nacque dall’incontro di un cantante e di un pittore sono del tutto, completamente, tremendamente attuali, sia come contenuto che come linguaggio.

Tra tutte le possibili citazioni, me ne è rimasta impressa in particolare una, quella che dice che anche Dio ha il suo inferno: siamo noi, essere umani, da Lui amati profondamente e senza esitazioni, eppure così fallibili e falliti, deboli, ma anche mostruosamente cattivi, da rappresentare per chi dovesse amarci tutti, tutti, Hitler e Stalin, Mussolini e Hussein compresi, un inferno d’amore tradito.

Mai, mi pare, grido di dolore è stato tanto sentito per l’impossibilità di credere fino in fondo. Se poi a questa notazione, come dire, religiosa e sociale, si uniscono tutte le altre sulla rappresentanza, sul comune sentire, sulla stupidità dell’umano orgoglio, canzoni e riflessioni, sempre dette e denunciate in punta di fioretto, usando la piuma del solletico, piuttosto che, come usava al contrario Pasolini, il furore della spada, ecco che al termine, dopo i lunghi, meritati e ripetuti applausi ai due bravi interpreti, non si può che rimanere sgomenti nella coscienza che dopo quegli autori il nulla ha ripreso a sobbollire, come il fango del Vulcano, appena discesi sull’isola, caldo, viscido, puzzolente.

E quindi onore a Gaber e Luporini e al vigore visionario di Pasolini e grazie a chi, Marcorè e Gioé, ce ne ha ricordato potenza e attualità.

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