Paola mi chiede un giudizio su Andrew Wyeth.

Dire che non conoscevo questo celeberrimo pittore americano dà solo idea della vastità della produzione artistica mondiale e della mia altrettanto vasta ignoranza.

Sono andato a vedere, ho letto, leggiucchiato e il mio primo pensiero è una citazione filmica: “si desidera ciò che si vede”.

ora che la citazione venga da Il Silenzio degli innocenti ovviamente non ha alcun significato. Wyeth era tutt’altro che un maniaco o giù di lì. Wyeth era un pittore ed era un pittore innamorato di ciò che vedeva.

In lui, come in altri (in primis Cezanne con la montagna di Sainte-Victoire), il vedere, il cercare di rappresentare con esattezza ciò che vedeva era ed è il problema principale. Per questo era ed è un pittore.

Vedere, come si sa, è un atto complesso di per sé e la sua riproduzione, la sua riproduzione fedele (a chi se non all’artista medesimo) crea un sottoinsieme che solo dopo ripetuti sforzi può divenire altrettanto pregno e denso e vitale dell’insieme originale.

Far rientrare nel proprio quadro tutta la realtà che si sta guardando, tutta, senza dimenticarne sfumature, accenti, suoni lontani richiede impegno e dedizione che solo i grandi riescono ad avere.

Un altro cui il pensiero torna immediatamente osservando la ripetitività e la meraviglia delle sottili differenze colte ogni volta da Wyeth nelle sue serie è Morandi e le sue bottiglie.

In tutti questi, nei loro capolavori migliori, la pittura si fonde, giunge alla massima temperatura, lasciando lo sfondo primeggiare sul primo piano, stringendo lo spazio, cosicché guardare queste opere significa entrare.

Stella e Berenson prima di lui a proposito del Caravaggio descrivono questo spazio pittorico che è mancanza di spazio, mancanza del vuoto. E’ un problema di intensità degli sfondi, di loro pienezza e pregnanza e spesso nei dipinti di Wyeth questo si avverte.

La sua serie di nudi di Helga, la sua vicina di casa, con la quale evidentemente intrecciò una relazione adulterina a forte carattere pittorico (si incontravano a casa di uno studente di Wyeth e lei gli ha fatto da modella per quindici anni circa) sono paesaggi di volumi umani. La finestra posta alle spalle, il muro a tratti esplodono di vita, esattamente come il corpo della ragazza.

E’ questa la differenza tra dipingere ed illustrare? è la creazione dello spazio pittorico?

se si pensa, infine, che da quel che ho visto Wyeth usava poco o punto l’olio, ma molto la tempera si comprenderà come quel risultato, quella pienezza davvero sappia di antico.

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