La mia amica Totti questa estate mi ha regalato questo libro (La vita davanti a sé di Romain Gary), dicendomi che era il libro che più l’aveva emozionata negli ultimi dieci anni.

L’ho letto e gli aggettivi potrebbero sprecarsi: divertente, emozionante, commovente. Questi sono i primi tre chemi vengono in mente.

Il racconto del semi orfano Momò tirato su da una ex battona, Madame Rose,  di ottanta o novanta chili è, oltre che divertente, sorprendente. Questa periferia parigina abitata da africani, arabi, prostitute e transessuali, che sprizza umanità e saggezza popolare è talmente attuale che leggendolo ci si dimentica presto (subito) che il libro data 1975 (!!!)   36 anni fa!

E pensare che alcuni anni fa, incuriosito dalla biografia dell’autore, mi ero comprato un altro suo romanzo (non ricordo quale) che iniziato non mi era per nulla piaciuto. Questo è un capolavoro.

Ma al di là dei meriti letterari e della incredibile, per certi versi, attualità del racconto, per curiosità sono andato a vedermi cosa capitava in Italia e nel mondo in quella lontana epoca (1975) in cui Gary pubblicava all’apice della sua fama, ma in forma anonima, questo libro e, ben più modestamente, il sottoscritto toccava i suoi diciotto anni.

Dunque vediamo:
* Fellini gira Amarcord, film nostalgico, ricorderete, su una infanzia in epoca fascista in una Rimini nebbiosa tutta biciclette e donne culone e tettone
* Eugenio Montale veniva insignito del Nobel per la letteratura
* Francisco Franco moriva (grazie a Dio)
* Pier Paolo Pasolini veniva ammazzato (riprendiamoci i ringraziamenti)
* Tomaso Landolfi vinceva lo Strega con la raccolta di racconti “A caso”
* veniva approvato l’abbassamento del limite per la maggiore età a diciotto anni

Da un punto di vista letterario e culturale, al di là dell’ammazzamento del povero Pasolini, i due dati significativi sono (oltre al Nobel a Montale, che come noto può essere visto come un premio alla carriera), appunto, l’uscita di Amarcord e lo Strega a Landolfi. Tenete presente che “La vita davanti a sè”, pubblicata, come dicevo,  in forma anonima dal nostro Romain Gary, poco dopo avrebbe vinto il Goncourt, il più prestigioso premio letterario francese.

E qui la facile conclusione, che al solito getta un’ombra di provincialismo sulla nostra povera Italietta: mentre in Francia si imponeva un romanzo con soggetto dirompente e un linguaggio tutto nuovo di zecca, in Italia Fellini parlava dei suoi ricordi infantili e dell’Italia che fu e Landolfi rinnovava il linguaggio (sigh) riportando in auge termini e lessici desueti e una lingua di inizio nocecento e raccontando una Italia che credo possa essere definita strana, decadente (il gioco) e stanca.

Tutto ciò osservato per dovere di cronaca e tornando al romanzo di Gary (la cui biografia meriterebbe un libro a sé) devo confessare che era tempo che alcune pagine non mi commuovessero tanto: il finale del libro è, infatti, tanto struggente quanto tutto il suo svolgimento è divertente. Merita la spesa e, come direbbe la Michelin, il viaggio.

buona lettura.

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