Navigando in rete mi imbatto in questo post ancora visibile sull’inserto d’arte del Sole24Ore.

Qui si dà conto di un convegno fatto a Torino nella preistoria dell’undici marzo ultimo scorso (11/3/2011) (è incredibile come tutto ormai ci abbia abituato a considerare solo l’oggi e a storcere la bocca per sbadiglio di noia incombente quando una notizia non è più calda, calda) in merito al tema del Plagio artistico.

Magistrati e avvocati e (pochi) esponenti delle gallerie e del mondo dell’arte hanno discusso di questo, che a chiunque faccia arte appare fin da subito come un tema dolorosamente vero, ma assolutamente indifendibile e peraltro connaturato con lo stesso fare artistico.

Senza il quadrato nero di Malevic avremmo potuto avere le meraviglie di Rothko?

Non per niente, si dice nell’articolo, De Chirico aveva trovato una soluzione “geniale” al problema, quando affermava provocatoriamente che ciò che dovrebbe essere protetta da copyright è l’idea non la sua esecuzione pratica. Se così fosse sono certo che qualche avvocatucolo avrebbe potuto richiedere in nome e per conto del nostro insigne italiano i danni ad Hopper, tanto alcune atmosfere dei quadri dell’americano sono intrise dell’idea dechirichiana. Che poi a sua volta De Chirico fosse debitore di suo fratello Savinio è questione ancora tutta da dipanare.

Roba da ridere, quindi. Chiunque fa arte sa che uno dei propri compiti, se non il maggiore, è ispirare altri artisti, aprire strade, mostrare ciò che prima non era stato visto, o, almeno, non in quella maniera e, quindi, esporsi per natura, per essenza, al cosiddetto plagio.

Diverso è il caso, ovvio, di utilizzo di immagini e riproduzioni di opere d’arte ai fini commerciali e pubblicitari senza pagare pegno. I pubblicitari spesso sono delle leggere, come diciamo noi a Genova, e con leggerezza e leggiadria si impossessano di cose non loro. e qui deve scattare, se richiesta, la Legge.

Ma dalla pubblicità non ci salva nessuno, visto che giustamente Iddio nostro, spesso da me invocato (peccando) di fronte all’invadenza di spot e cartelloni, ha ben altro da fare.

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