Ero da tempo alla ricerca di un film di cui parlare male, senza se e senza ma: ora l’ho trovato.

The tree of life è un polpettone di più di due ore pieno di immagini scopiazzate dal maestro Goffrey Reggio che nel 1982 produsse e filmò con l’aiuto di Francis Ford Coppola il primo episodio di una trilogia grandiosa che aveva, rispetto a questo tardo emulo, il coraggio di abolire ogni dialogo per lasciare il posto a suoni, musica e, appunto, immagini.

Qui invece Malick i dialoghi li mette e descrive anche con minuziosità degna di altri scopi la realtà di una famiglia americana degli anni cinquanta, il tutto comunque inframezzato da bellissime immagini di pianeti, acque, foreste, meduse, pesci e girini, ma anche, ad un certo punto, dinosauri e meteoriti ed inizio della vita, e poi si ritorna negli anni cinquanta, fotografati con una bellissima luce e poi si salta a new york (credo) e ancora una volta indietro e avanti, sempre nelle stesse scene, sempre negli stesi uffici (new york) o nella stessa estate, in un tempo infinito, che termina con il delirio di una spiaggia dei morti.

Al termine, giuro, la platea gremita è scoppiata in una risata liberatoria.

La cosa incredibile è che la recitazione è curata, i costumi perfetti, la musica efficace e le immagini naturali, salvo come detto essere delle scopiazzature di roba già vista trentanni fa, affascinanti, ma il risultato è una palla mostruosa, tanto che alla risata finale sono mancati molti che non hanno avuto cuore e coraggio e respiro per resistere fino alla fine.

Come dicevo, era tempo che ci andavo vicino, ma stavolta si è fatto proprio il pieno. Orribile.

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