La mia amica Caterina propone a Bologna dal 5 novembre al 5 gennaio presso i locali messi a disposizione da INA ASSITALIA (Via de’ Pignattari 3 Bologna) una nuova occasione per esplorare la pittura al femminile.

Le due artiste scelte e proposte sono la bresciana Silvia Ballarin e la bolognese Ester Grossi.

Entrambe propongono una pittura a colori vivaci, acrilici, stesi con sfondi tendenzialmente piatti, senza prospettiva (né accademica, né resa da salti, buchi o aggrumarsi di colore), pittura che utilizza spesso stereotipi iconografici e un disegno fintamente industriale per esprimere ritratti e ossevazioni.

La differenza tra le due, mi pare, sta in un portato della Ballarin più teso alla riflessione sociale e metafisica, mentre la Grossi osserva e ritrae, prende e riprende, a volte caricaturizza, ma sempre cerca di cogliere il reale, la smorfia, la massa, lo sguardo.

Osservando le loro opere torno a chiedermi se esista davvero una pittura al femminile (un tempo mi sarei detto: stronzate!) o se non esista solo una bella pittura e una brutta pittura, eppure, se penso ad Artemisia Gentileschi e al suo cotanto padre e ai suoi coevi mi pare che le differenze là fossero meno evidenti di quelle che in qualche modo possono qui intuirsi. E questo al di là e oltre i soggetti spesso declinati al femminile, ma soprattutto in una levità del segno e in un equilibrio soffuso del colore (anche quando gridato) che normalmente nei loro colleghi masculi sono ben lontani se non del tutto assenti.

Nella pittura maschile, mi viene da dire, se da un lato il segno dei riferimenti fumettistici, quando presente, è più votato al decadentismo barocco, oppure, in altri casi, ad un espressionismo di ritorno duro e puro (oppure alla invenzione scenica e provocatoria), qui, nel mondo femminile, si sta più sul non detto che sul gridato, più sul lasciato intendere che su dichiarato. E’ così? Forse, mi pare.

Fatto sta che Silvia Ballarin e Ester Grossi alla loro maniera esprimono una pittura viva e accattivante, che da Wahrol è partita per ritrovare il senso della riflessione quotidiano sulle cose e sull’età. Brave.

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