• Progetto di viaggio (da Umano troppo umano di F. Nietzsche)

“Certo in contrade remote, in vallate montane e meno conosciute, un venerabile campione di un sentimento molto più antico si è potuto più facilmente conservare, e qui deve essere rintracciato: mentre è per esempio improbabile fare tali scoperte a Berlino, dove l’ uomo viene al mondo svuotato ed insensibile. Chi, dopo lunga esercitazione in quest’ arte del viaggiare, è diventato un Argo dai cento occhi, accompagnerà alla fine dappertutto la sua Io – voglio dire il suo ego – e riscoprirà, in Egitto e in Grecia, in Bisanzio e in Roma, in Francia e in Germania, nel tempo dei popoli nomadi o di quelli stabili, nel Rinascimento o nella Riforma, in patria e all’ estero, anzi in mare, bosco, pianta e montagna, le avventure di viaggio di questo ego divenente e trasformato. Così la conoscenza di se diventa conoscenza del tutto in relazione a tutto il passato” (Nietzsche)[1]

Ricordate l’ inizio del “Prato di Bezîn” nelle Memorie di un cacciatore di Turgeniev? Nel distretto di Cernsk, nella provincia di Tula, al calar della sera d’ una afosa giornata estiva, il protagonista, dopo la caccia, stanco, decide di rientrare verso i suoi possedimenti – e invece si perde. A poco a poco si addentra sempre più in luoghi sconosciuti, senza……

continua

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