Ieri sera siamo andato a vedere the Town con e di Ben Affleck. Un bel film, non c’è che dire.

Per alcuni versi ricorda (inevitabilmente) Point Break della Bigelow (1991), incontrastato capostipite di un modo di filmare inseguimenti e rapine in presa diretta e in piena soggettiva, ma ha anche debiti con alcuni Scorsese e con De Palma e ciò nonostante è nuovo e con freschezza racconta la storia di questo quartiere di Boston, un tempo, immagino, ghetto ai margini della città ed oggi incluso nei suoi più ampi confini.

Il film è asciutto e ha ritmo e fa comprendere bene personaggi e motivazioni, fino ad un lieto fine che non è il solito lieto fine all’americana.

Certo se da un lato colpisce la presenza massiccia della polizia (soprattutto in giro per alcune zone della città e non in altre), dall’altra lascia perplesso un italiano come me il grado di violenza, l’uso delle armi da fuoco e la disinvoltura con la quale si colpisce e si è colpiti. D’altronde anche da noi sta diventando così con sempre più zone e quartieri (dicono) nei quali vivere è davvero pesante (come insegna il recente episodio del tassista massacrato per aver ucciso involontariamente un cane). Solo che da noi di polizia ce ne è molta meno.

Unica notazione negativa: ma quando la piantano sti americani con gli inseguimenti nei film? ma quanti ne avranno filmati, a piedi, in macchina, sulle barche, giù dalle barche, sugli aerei fino al colpo di genio della Bigelow in Point Break con un inseguimento anche giù da un aereo senza paracadute? Quanti? Perchè? Cosa si nasconde di questa fissazione?

Si esce dal film con due o tre certezze: che si può cambiare se uno davvero lo vuole, anche se per farlo bisogna pagare il prezzo dovuto, che Boston è bellissima e ha in Affleck il suo cantore e che è sempre meglio diffidare dei fioristi.

Come dice il Corriere della Sera: da vedere.

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