Rileggendo il libretto del 1938, trascrivo:

“Nell’Ottocento i pittori scoprirono il bisogno di avere sempre un modello da guardare; nel Novecento scoprirono che l’unica cosa da non fare era guardare un modello.
Fra il 1904 e il 1908, ricordo benissimo che quando la gente, …, guardava i disegni di Picasso, arrivava sempre a questo commento stupefacente, che era del resto anche il nostro: per fare disegni tanto meravigliosi era impensabile che Picasso non si fosse servito di un modello, e invece non ne ha mai avuti.

……

Era a Parigi, dicevo. I suoi amici (ndr: di Picasso), a Parigi, erano scrittori più che pittori: perché avere amici pittori, se sapeva dipingere come sapeva dipingere?….

….quanto a dipingere, era nato sapendo già tutto.

…..

La cosa su cui vorrei insistere è che il dono di Picasso è, fino in fondo, dono di pittore e disegnatore; Picasso è un uomo che ha sempre avuto il bisogno di vuotarsi, di vuotarsi completamente, Picasso ha bisogno di un forte stimolo per attivarsi al punto da vuotarsi completamente. In questo modo ha sempre vissuto la sua vita.

….

Non dobbiamo mai dimenticare come il solo modo che Picasso ha di scrivere, è con disegni e dipinti.”

Poche riflessioni.

La prima: Picasso, l’ho già scritto e detto più volte, è stato il Maradona della pittura. So che questo paragone da un lato è irriverente o può sembrare tale e dall’altro a chi non capisce di calcio risulta incomprensibile, ma con ciò intendo dire che tecnicamente Picasso poteva fare ciò che voleva. La testimonianza della Stein che lo vide all’opera direttamente da questo punto di vista conferma ciò che osservando i suoi quadri, disegni, stampe risulta evidente a chiunque conosca anche poco la pittura.

La seconda: la Stein dice che Picasso aveva bisogno di vuotarsi. Credo che questo sia un meccanismo fondamentale della creatività umana: ci si riempie e si si svuota.  Si prende e dopo si dà. E i momenti tra l’una cosa e l’altra possono essere anche molto staccati nel tempo. Sono noti lunghi periodi di inattività e anche a Picasso capitò, riferisce sempre la Stein, nel 1924.

Terza notazione: un pittore non sa come altro parlare delle cose importanti, sue, nostre, profonde, se non con la pittura.

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