Venerdì sera siamo andati al Piccolo a vedere lo Slava Snow Show.

Una volta si diceva: reduce dai successi internazionali… e mai come in questo caso una introduzione come questa risulta essere doverosa. Basta andare su YouTube e cercare Slava per rendersi conto che lo spettacolo, questo spettacolo, ha girato il mondo ed è stato ovunque un grande successo.

Io l’ho trovato liberatorio. Molti altri spettacoli hanno cercato (e spesso trovato) il coinvolgimento del pubblico, ma in questo caso coinvolgimento non è una parola sufficiente: qui il pubblico è non solo coinvolto, ma trascinato, sommerso, travolto dall’allegria e dalle trovate sceniche.

Io, dopo aver letto dell’accostamento al Cirque du Soleil mi aspettavo un ritmo funambolico e effetti speciali a gogò: non è così. Spesso il ritmo è lento e la poesia e l’ironia e il sogno la fanno da padroni assoluti della scena. Poi c’è la neve, la ragnatela, il vento, la lucee con quelli il pubblico viene travolto, annichilito, stravolto. Si torna bambini, come dice in una intervista americana Slava stesso. Ed è vero.

Liberatorio, bellissimo, caos allo stato puro, il caos che è poesia, rigore, fantasia, ordine sottile, ma evidente, perché, mentre Slava (che di cognome fa Polunin e viene dalla Russia) ci innondava di vento e neve, io ricordavo che è dal caos che tutto ebbe inizio, specialmente la poesia e l’arte, di cui questo spettacolo è ricolmo.

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