Ultimamente ho visto The American, di Anton Corbijn con George Clooney,  e State of Play, di Kevin Macdonald con Russel Crowe.

Al di là della macchinosità della trama del secondo, nel quale le sorprese sono talmente insistite che alla fine uno ne esce confuso, e di alcune superficialità letterarie del primo (l’idea che in un paesino sperduto degli Abruzzi possa trovarsi una casa di piacere, come si diceva un tempo, popolata solo da giovani e belle ragazze italiane e che una di queste si innamori di un suo cliente appartiene al genere della fantascienza piuttosto che al thriller) nei due film si può notare la diversa attitudine che inevitabilmente si ha quando chi realizza il film lavora, anche e soprattutto, nelle belle arti.

Il regista di The American è infatti fotografo e scenografo affermato, giunto tardi alla regia, forse, si può pensare, più per un desiderio di provare strade nuove che per una necessità espressiva. Ebbene questa sua attitudine all’immagine si nota ed invade il film in paesaggi svedesi e abbruzzesi bellissimi e in notturni di paese ritratti in un colore tanto smorzato da essere quasi un violento bianco nero.

In entrambi i casi le ambientazioni sono utili a illustrare la psicologia del protagonista, lupo solitario di Hessiana memoria e ne completano i silenzi e le attese.

Questa è la parte bella del film. La parte brutta è un ritmo stiracchiato, lento, che non aiuta la tensione che si vorrebbe creare, né quella legata alla professione del protagonista (killer), né quella erotica e passionale che scoppia tra cliente e prostituta.

Di State of Play ho praticamente già detto. Americano, anche se il soggetto pare sia inglese, padrone del ritmo e privo di qualsiasi scivolamento che non sia proprio e strettamente necessario allo svolgimento della trama, in questo il film convince e trattiene.  Peccato che questa, la trama, si incartocci su e si sgonfi all’ultima ed estrema capriola finale, non dovuta, non necessaria e tale da rendere incomprensibili alcuni passaggi precedenti, come le lacrime del politico alla notizia della morte dell’amata o viceversa il proseguimento di una azione criminale al di là di ogni volontà razionale.

Si resta comunque agghiacciati all’idea di quanto in America siano presenti le compagnie di mercenari, coinvolti dall’Amministrazione nelle azioni di guerra in giro per il mondo. Poi si ripensa a qualche vicenda italiana e ci si ricorda che anche da noi i mercenari abbondano. In ogni campo.

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