Il mondo degli oggetti può essere evocato attraverso la pittura oppure citato direttamente attraverso un processo di decontestualizzazione, come accadeva nel Nouveau Realisme, un movimento attento a cogliere la realtà nuova di una società urbana, attraverso la creazione di immagini costruite attraverso gli oggetti di consumo che l’artista non crea, ma sceglie come più adatti alla rappresentazione, operandone un riutilizzo estetico.   Gli artisti di questo movimento agiscono per mettere in risalto le contraddizioni e per proporre polemicamente atteggiamenti  e giudizi alternativi, scaturenti da un rapporto conflittuale non solo con la società, ma anche con l’oggetto.

Da tali premesse, rilette con un’ottica contemporanea e filtrate da dimensioni personali, si muovono alcuni artisti che, come Marina Ceravolo, ri-utilizzano i materiali più disparati e considerati ormai scarto, riuscendo a trasformarli in oggetti dalle sorprendenti valenze espressive.

Nelle sue opere Marina Ceravolo riesce a fondere insieme elementi contrastanti: i resti di un motore arrugginito convivono inaspettatamente con un fiore di ortensia e dei fili di seta, i brandelli di un pneumatico con una garza leggera o frammenti di carta da parati.

Tutti sottili paradossi visivi, elementi opposti che si riconciliano attraverso la magia della pittura, metafore dell’unione tra elementi tradizionalmente maschili (il motore, le reti di ferro, il cemento, la gomma dell’auto) che sono stemperati da quelli femminili (i fili di lana e seta, le piume, la madreperla, l’ambra etc.).

Il lavoro della Ceravolo riesce a raccontare la sua storia attraverso la materia stessa dell’arte:ogni elemento delle sue opere è stato cercato e salvato dalla distruzione per assumere nuova vita e un significato che è sovente lasciato sia alla personale vicenda biografica dell’artista, sia deve essere inteso come sua carica di denuncia verso una società che spreca i materiali, mercificando i rapporti interpersonali. Un’arte realizzata con oggetti che raccontano nuove storie e inducono a una riflessione sul sociale (dopo tanta pittura in molti casi fine a se stessa).  Federico Poletti

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