Tutto un filone della iconografia occidentale (e non solo) vive e vegeta sul bisogno di racconto, di narrazione.

Il sentire raccontare storie (che per secoli è stato l’unica maniera di conoscere per molta parte dell’umanità) e il raccontarle sembrano essere piaceri cui non possiamo resistere.

Ospitata nel grande salone del Palazzo della Ragione di Milano (Piazza dei Mercanti) a partire dal 16 aprile per un mese e più è esposta una selezione delle fotografie che il diciasettenne Kubrick scattò nel primo dopo guerra per la rivista Look.

In esse si raccontano storie. Pare fosse la cifra stilistica della rivista. Certo è che Kubrick interpretò il mandato ricevuto da par suo. Grandissime fotografie. Personaggi cittadini ignoti o celebrità del cinema ritratti con naturale immediatezza e grande padronanza della composizione dell’immagine.

Il genio del futuro regista si vede e direi quasi si tocca.

Bianco nero non abbagliante, ma vero, pulito, trasparente lascia vivere le storie che di volta in volta Kubrick racconta. Gli orfani, il lustrascarpe, i poliziotti irlandesi, la diva del cinema, tutti ritratti pro veritate.

Bella, la mostra fa riflettere su cosa significhi raccontare per immagini, come aggiungere tramite la composizione il dialogo che manca, come far parlare sguardi e gesti.

Merita la digressione sulla via dell’andata (o del ritorno) dalla grande mostra sul Goya.

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