Un’amica mi scrive che ha visitato la mostra di Schiele e ha trovato le sue opere estremamente sensuali. Credo, anzi so, che è esperienza molto diffusa, estremamente diffusa e mi chiedo: perché i nudi di Klimt sono belli e quelli di Schiele sensuali?

E’ il tratto nervoso del disegno a renderli tali? Lo scatto, l’interruzione crea una tensione che inevitabilmente nel nudo femminile (o maschile) si è portati ad interpretare come sensualità? Mentre il tratto continuo e ricurvo dei nudi klimtiani conduce alla serenità e alla bellezza?

Certamente le opere di Schiele sembrano essere le più tormentate e in qualche modo le più vicine, immerse nella atmosfera di inizio secolo di Vienna, quella nella quale la psicoanalisi fiorì e ne conquistò la borghesia insoddisfatta e insicura, ma è questo che le rende più vicine a noi e quindi più desiderabili, sensuali, per l’appunto?

Secondo l’ormai celebre detto di Hannibal the Cannibal (si desidera ciò che si vede), il disegno secco e nervoso di Schiele, che come dicevo, ha improntato larga parte della ritrattistica successiva e della attuale arte fumettistica e che proprio per questo ci risulta a prima vista più moderno, attuale, consueto, ecco proprio per questo, per la sua attualità ci pare più capace di ritrarre il sesso?

O non è perché in esso spesso il richiamo si fa esplicito, gli organi sessuali esposti e quindi il tutto si fa più provocatorio?

Certo l’ideale che sembra propugnare il maestro Klimt è classico, dolcemente e narcisisticamente ripiegato su di sé, conchiuso nella sua bellezza distante, perfetta, mentre quello dell’allievo Schiele non è mai punto compiaciuto, mai conscio della propria perfezione, anzi al contrario certo della propria stranezza e financo bruttezza: per questo uno è sesso, mentre l’altro è contemplazione?

Forse per tutte queste ragioni.

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