Il Comune di Milano ha organizzato con Skira editore la mostra Schiele e il suo tempo (fino al 6 giugno a Palazzo Reale).

Come si sa (o si dovrebbe sapere) Schiele fu allievo di Klimt e visse meno di una trentina d’anni morendo, come il suo maestro, nel 1918.

Schiele, per meriti propri e forse proprio in quanto allievo (prediletto?) di Klimt, viene considerato da tutti (e per certi versi anche oggettivamente in maniera corretta) un pittore, un esponente a pieno titolo della Secessione Viennese e dello Jugendstil. Scrive, per esempio, Serge Sabarsky nell’introduzione al catalogo della mostra “100 disegni” di Gustav Klimt presso la Galleria Mazzotta: “Al volgere del secolo, musica e letteratura, architettura e arti applicate conobbero in Austria una splendida fioritura. Anche nelle arti visive si raggiunsero risultati mirabili: i più grandi pittori del tempo furono Gustav Klimt, Oskar Kokoschka e Egon Schiele. ….”

Ma Schiele fu davvero un pittore? Questa domanda è provocazione, certo, ma sta a significare, evidentemente, che non è per la pittura che Schiele ha il suo posto nel mondo e nella storia dell’arte, ma per il disegno, per ciò che seppe ottenere dalla propria mano, dal proprio segno, aiutato a volte da una coloritura sottile ad acquerello.

Il segno e il disegno, specie a carattere erotico, che, in ossequio ad un amore verso l’arte orientale, avevano travolto gli ultimi anni di vita di Klimt, lui sì pittore, già affermato, solido, di tetragona fantasia e compositiva e coloristica, travolgono anche la personalità disturbata dell’allievo. Con lui, con Schiele, il segno che in Klimt era morbido e sensuale diviene secco, tribolato, sottile e preciso, tagliente.

Senza i disegni di Schiele (e Klimt) non si capirebbe la maestria disegnatoria di un Giacometti o di un Modigliani, né buona parte del fumetto attuale.

Sembra quasi che la psicoanalisi abbia preso e condotto la mano di Schiele, psicoanalisi che in lui era il bere e gli eccessi sessuali di un giovane artista libertario e liberato. I suoi disegni sono ancora vivi, tanto da sembrare essere stati fatti pochi giorni fa.

Per questo dico, provocando, che Schiele non è un pittore, al contrario di Klimt, dicevo, e per esempio, saltando di palo in frasca, di Goya, anch’egli grandissimo disegnatore, ma anche egli arrivato al disegno, come Klimt, dopo aver cercato e trovato la pittura ai suoi massimi livelli. Ma questa è un’altra storia, di cui parleremo altrove.

Ps: citazione di Klimt = “….. sono semplicemente un pittore che dipinge tutti i santi giorni, dalla mattina alla sera. Figure e paesaggi, ritratti un po’ meno. …..   Non valgo molto a parlare o a scrivere, tanto meno se devo esprimermi a proposito di me stesso o del mio lavoro. ……. Temo proprio che si debba fare a meno di un mio autoritratto  artistico o letterario, ma non è una grave perdita. Chi vuole sapere di più di me, cioé sull’artista, l’unico che vale la pena di conoscere, osservi attentamente i miei dipinti per rintracciarvi chi sono e cosa voglio. ….”   (G. Klimt)

ps1: citazione di Schiele = “…. Ogni giorno, fatta colazione al Tivoli, Klimt vi si ritirava per dipingere e disegnare ininterrottamente dalle dieci del mattino alle otto di sera. ….. la bontà d’animo di Klimt era autentica; non era un eremita, anzi molto cordiale, ma sapeva bene chi erano i suoi veri amici. Guadagnava molto, tanto, e spendeva tutto….” (E. Schiele)

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