Mara Cappelletti mi manda questo racconto di una serata di musica alla Palazzina Liberty di Milano. Leggendolo penso al rapporto intenso che la musica ha sempre avuto con la poesia e con la letteratura (nella mia personale classifica un nome su tutti, Sonata a Kreutzer di Beethoven e Tolstoj), ma anche con la pittura e le arti visive, tanto che molte delle performance musicali tipiche di un certo momento culturale in specie newyorkese, ma in realtà occidentale, sono state eseguite da pittori e artisti visivi. D’altronde l’attuale attività artistica che si esprime oggi nei Video ne è ancora una volta una testimonianza (se mai ce ne fosse bisogno). Penso anche, e concludo, al rapporto col vuoto e con la sospensione che la musica ha per essenza e che la pittura ha scoperto nel novecento e non ha più lasciato.

Ecco il resoconto di Mara:

La musica contemporanea risulta spesso misteriosa e difficile da capire. Che cosa vuole esprimere?

Forse una certa musica vuole raccontare la storia o le storie. Non necessariamente in maniera denotativa, ma allusiva, evocativa, immaginifica.

Non a caso i compositori Maurizio Pisati e Gabriele Manca, in un incontro con il pubblico ieri sera alla Palazzina Liberty di Milano hanno indicato il tempo come elemento fondamentale del proprio lavoro.

Il tempo sospeso, tradito, negato, sfuggito come dichiarato da Pisati, ma anche il tempo inteso come momento in cui si osa la sperimentazione, il cambiamento di stato, si trova il coraggio di agire e nell’azione si apre la ricerca di un’arte – quella musicale – che si ripete all’infinito. Illusione?

La musica cita se stessa nella Fantasia per liuto di Aldo Clementi, bellissima e poetica, che si rifà all’opera di Michelangelo Galilei, così come nella composizione Shard di Elliot Carter, piena di energia e ritmo, che contiene rimandi al jazz.

Diversamente, Solare di Fausto Romitelli è piena della dolcezza lirica di un percorso più intimo.

Nel descrivere In flagranti, che prende il nome dall’omonima incisione di Max Klinger,   Manca dice di voler creare un ‘racconto per immagini’, di voler descrivere un tempo bloccato sull’istante – quello della tragedia  che ancora non si è espressa nel grido che tutti attendono, nell’urlo che ridarà movimento al tempo. Nella composizione il momento è congelato.

Suoni ipnotici che si alternano a ritmi bassi e ripetuti, creano echi di qualcosa che accade in un ‘altrove’ che può essere un luogo fisico o la mente stessa.

A una antica opera pittorica cinese si ispira Interlude pour Pipa di Tao Yu, che riprende con le sue fuggevoli impressioni e i suoi ritmi delicati il legame tra musica e pittura. Se da un lato si utilizza il pennello, dall’altro è lo strumento musicale a segnare i toni e gli effetti. Mentre l’interlude corrisponde al vuoto – la ‘pittura fuori dalla pittura’ – che tanta importanza ha nei dipinti cinesi in quanto sollecita la capacità immaginativa della spettatore; per questo all’esecutore è lasciata la libertà di scegliere il fraseggio e la durata del pezzo a seconda del pubblico in sala.

Strutturati e passionali sono i Sette Studi di Maurizio Pisati , un racconto che esplora gli elementi sonori della chitarra in un rincorrersi di suoni, alcuni dei quali ripetuti sempre però rinnovati in una grande varietà di timbri e di dinamiche.

Sulla scena Elena Casoli, capace e forte, cambia con grande abilità diversi strumenti e armata di una musica a volte lieve a volte complessa, mostra abilità di eloquio e la capacità di esplorare le molteplici sfumature delle varie composizioni.

Milano – Palazzina Liberty, mercoledì 10 febbraio 2010
Fausto Romitelli Solare
Elliot Carter – Shard
Aldo Clementi – Fantasia per liuto
Gabriele Manca – In flagranti
Tao Yu – Interlude pour Pipa
Maurizio Pisati Sette Studi
Elena Casoli, chitarra acustica e liuto

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