Oggi in Italia ci sono un sacco di belle mostre da visitare. Ancora Hopper a Milano. L’arte giapponese a Milano. Corot a Verona.  Telemaco Signorini a Padova. E tante altre ne sono arrivate e ne arriveranno.

Una però è davvero imperdibile. Quella che si è aperta in questi giorni a Parma nel Palazzo del Governatore (16 gennaio – 25 aprile) dove il professor Quintavalle e la professoressa Bianchino (sua moglie) hanno allestito una rassegna dei maggiori movimenti artistici e culturali dell’Italia del Novecento.

Tutto si basa su quell’incredibile massa di opere e documenti e disegni e film e video e fotografie che è stata raccolta negli anni, sempre dai su citati, presso il CSAC, ovvero il Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma.

I numeri sono di quelli da far impallidire e da spingere più all’abbandono per manifesta impossibilità umana che all’ardore e alla voglia: il CSAC possiede 1 milione e mezzo di disegni originali dei maggiori architetti italiani, 6 milioni circa di fotografie, 70mila disegni di moda, mille e duecento dipinti, 200 sculture e 15mila disegni.

Selezionando questo materiale il professore e signora hanno allestito tre piani di cultura italiana, permettendo quindi ai visitatori (dotati di adeguata energia e pazienza) di incrociare i dettami e i principi, le ricerche della pittura con quelli dell’architettura, del design e della moda. “L’Italia, signori, eccola qua” sembra dire il Professor Quintavalle, il quale, mi si permetterà, ha il grande merito di lavorare molto e parlare poco, di mostrarsi poco, di prestarsi poco o punto al circo che ogni sera le televisioni apparecchiano per chi è ormai uso a trovare il sonno così, invece che con la classica pillola.

Per questo dico che è una mostra imperdibile. Bisogna prepararsi bene, in stile maratona New York, mettersi scarpe comode e andare. Parma sicuramente saprà ricompensare con simpatia e buona cucina i foresti assetati di cultura.

ps: il professor Quintavalle, esperto di comunicazione, sa bene che il controllo della stessa è essenziale a mantenerne la qualità (sigh), ma soprattitto a preservare il potere di chi quella comunicazione/informazione possiede e quindi, da un certo punto di vista incredibilmente al giorno d’oggi, un archivio come quello del CSAC è tutto fuori internet, pur essendo, come proclamano le pagine dedicate all’Istituto tutto digitalizzato. Solo che per vederlo devi andare a Parma e chiedere agli addetti. Almeno così pare di capire ad un povero navigatore come me.

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