Nel numero 31 della rivista Cinema, pubblicata subito dopo la guerra con direttore Adriano Baracco, si trova una indagine svolta da Renato Giani tra i principali pittori italiani dell’epoca sul rapporto tra pittura e cinema. Era l’epoca, bisogna ricordarlo, dei primi tentativi di cinema a colori.

Ecco uno stralcio delle risposte più interessanti.

Giuseppe Capogrossi alla domanda se crede nella possibilità fantastica del cinema a colori risponde certamente di sì. “Senz’altro. E non solo nel cinema a colori, ma soprattutto nella televisione, che, secondo me, non potrà trovare espressione più autentica se non nell’astrattismo.”

Afro: “Il cinema è certamente una vera arte con linguaggio e aspetti precisi; ma il colore non potrà che restare funzionale alla ‘storia’ che volta per volta racconta, non si avvicinerà mai all pittura.”

Giuseppe Santomaso: “Ritengo utile l’inchiesta… Per me il colore, così come impiegato oggi, non risponde assolutamente alle esigenze della cinematografia. C’è subito la netta sensazione che esso sia qualcosa si sovrapposto…. Stando così le cose, ritengo che il bianco e nero sia senz’altro da preferire ad una male intesa funzione del colore. Sono però convinto che tutto un mondo è spalancato alla cinematografia a colori, ma con un altro intendimento: non più un colore inteso naturalisticamente, ma bensì espressivo, lirico, di fantasia, atto a crare suggestioni colorate onde valorizzare lintensità dell’immagine in movimento, un colore simbolico. Dovrà nascere così, accanto al regista, un aiuto regista-pittore che saprà inventare gialli, rossi, verdi, azzurri e dosarli qualitativamente e quantitativamente in rapporto alla azione…..”

Toti Scialoja: “….  Tra pittura e cinema non è possibile nessun rapporto diretto, come ad esempio, tra pittura e scenografia teatrale. Anche se il cinema si varrà di scene dipinte, queste diventeranno cinema in quanto poi riprodotte mecacnicamente. …”

Egidio Bonfante: “Nel film I sogni che si possono comprare figura ad un certo punto, in movimento, un quadro di Leger. Qui senza dubbio l’opera di pittura ha una sua precisa funzione. Ma le possibilità della pittura nel cinema a colori sono soprattutto di insegnare come va usato il colore. ….”

Leonetta Cecchi Pieraccini: “E’ un fatto che ogni pittore modifica fatalmente la realtà, sia col velare un tono che nella realtà gli appare troppo crudo, sia lasciando certe zone più in ombra e altre più in luce e conducendone alcune a termine e lasciandone altre abbozzate. E’ perciò naturale che per il film a colori … sia la consulenza dell’artista non soltanto utilissima, ma pertanto necessaria.”

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