Qualche giorno il Corriere della Sera a pagina 34 (edizione del 7 gennaio) a firma di Vincenzo Trione ha pubblicato il resoconto di una discussione, si dice, avuta con il Professor Storr, preside della School of Arts dell’università di Yale e mentore di tanti artisti, nonché, in passato, direttore della Mostra di Venezia.

Ebbene, Storr si fa paladino di un’arte “seria”, un’arte che non insegua le mode, ma fatti di passi rallentati e di introspezioni prolungate.

Dunque, continua, “non Hirst o Cattelan, ma Richter, la Bourgeois, Nauman, Johns, Ryman. E poi Anselmo, Gonzales-Torres, l’Abamovic”.

Rallentare, fermarsi a guardare le proprie opere mentre le si fa, mentre escono, mentre sono in fieri e continuare a chiedersi cosa e perché si sta facendo quel che si fa, continuare a chiedersi se quel tono è quello giusto, se quel movimento è proprio quello che si voleva, se quel che si sta producendo riflette con esattezza il sentimento e l’idea che si stava cercando.

Come non essere d’accordo?

E allora proprio perché d’accordo a mia e vostra, miei pochi lettori, memoria propongo una galleria degli artisti citati.

Devo dire che la scoperta più sensazionale tra costoro riguarda Richter, tedesco di curiosità vasta tanto quanto la propria capacità realizzativa. Veramente impressionante o, come dicono gli anglosassoni, really impressive.

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