Welcome di Philippe Lioret-Francia

Calais, Francia. Alcuni immigrati privi di documenti sono lì da mesi. Bilal, è arrivato da poco. E’ scappato da suo paese, il Kurdistan iracheno. Con l’impeto dei suoi 17 anni, si immagina che raggiungere l’Inghilterra – dove c’è la donna che ama – sarà facile. Molto più di quanto non abbia dovuto superare per arrivare in Francia. In realtà, trovare i trafficanti non è difficile, a condizione di essere parecchi clandestini e di pagare 500 euro a testa. Nascosto in un camion, Bilal non ha il sospetto che in certi momenti dovrà nascondere la testa in un sacchetto di plastica per evitare la polizia, cani e quel piccolo strumento spia che rileva un sospetto soffio del CO2 …

C’è un altro modo, sempre più pazzesco: l’acqua. La Manica. Nuotare per chilometri e chilometri nel freddo, nonostante le correnti, le navi che attraversano il lungo tratto di mare e le guardie costiere che pattugliano tutto il tempo… Presso la piscina dove si è iscritto per seguire dei corsi di nuoto, Bilal incontra Simon, uno dei bagnini. Perché questo uomo, né migliore né peggiore di altri, decide improvvisamente di aiutare Bilal? Stanchezza, forse, di essere diventato quello che è. Con rammarico, anche, di non essere stato, agli occhi di sua moglie, colui che avrebbe dovuto essere.

Ma che importa, dopo tutto, se Simon aiuti Bilal dato che l’ aiuta? E che poi scopre, lui che vive in una realtà con tanti clandestini senza vederli, un’altra vita, un’altra città … Calais è filmata da Philippe Lioret come una speranza e un cul-de-sac. Un puzzle di linee e di destini già spezzati. Tutto tranquillo nella sua intimità, ma agitato nella sua periferia. Due mondi paralleli che non si incrociano quasi mai…

Non si vedono centri di detenzione, di cui un ministro, da poco designato, assicura che sono diventati umani. Più umani rispetto a prima … Si vedono solo strade, moli, banchine. Negli uffici, poliziotti beffardi, e nei tribunali improvvisati, i giudici indifferenti che vanno di fretta su clandestini in fuga, ai polsi dei quali – sinistra riminiscenza – scrivono i numeri di registrazione … A Calais, il buttafuori del supermercato impediscono l’ingresso ai clandestini, poche anime sperdute , “perchè non possono disturbare i clienti.” Philippe Lioret riprende lungamente gli occhi di un poliziotto (Olivier Rabourdin, meraviglioso), pagati perchè la città non diventi un campo di rifugiati irregolari.

Hai fatto salire un clandestino in auto? Sei immediatamente complice. Convocato dalla polizia. Denunciato, se fossi scoperto da uno di quei “francesi buoni ” come il tuo vicino di casa che ostenta sul suo zerbino, a grandi lettere, “Welcome”, come volesse conservare qualcosa di umano.

Il suo film, intenso e bellissimo, fa rabbrividire. Finisce male, naturalmente, perché non può essere altrimenti. Ma come in quei vecchi capolavori italiani dove è sufficiente che la mano di un ragazzino scivoli in quella di suo padre umiliato affinchè rinasca la speranza, sono frammenti di fraternità che si qui trasferiscono. Una foto strappata che Bilal mostra a Simon . Un anello perduto, improvvisamente trovato. Una pizza improbabile, improvvisata da un Lindon imbarazzato e brillante . E, in una piscina deserta, la sagoma di un ragazzo che scivola in acqua per inseguire il suo sogno.

Cinemagora

WELCOME
Regia: Philippe Lioret
Distribuzione: Teodora Film
Paese: Francia 2009
Genere: Drammatico
Durata: 115 Min

 

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