Da Vincenzo, amico di penna e grande poeta, ricevo e pubblico, quale regalo suo e mio per un felice anno nuovo:

di questa luce
che entra dalla finestra
e si intromette nei discorsi
di un tavolo o di una sedia

di quel suo passare
per la cruna degli occhi
come un filo di nylon

di tanto consumarsi
in questa bocca come un’ostia
che la lingua non stacca dal palato

di queste coliche di reni
o di un callo di una mano
e di tanto altro in mezzo che non so dire

come essere felici al ristorante
perché davano due primi

Buon anno a tutti.

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