A Verona è successa una cosa notevole.  Il Comune di Verona e, nientepopodimenoche, il museo del Louvre hanno sottoscritto un accordo pluriennale per produrre almeno due grandi mostre. Intanto che stanno lavorando ad un grande allestimento sul Veronese, queste due istituzioni ci mostrano Corot, ed in particolare, come recita il titolo della mostra, Corot e l’arte moderna, Souvenirs et Impressions, Verona, Palazzo della Gran Guardia, dal 27 novembre al 7 marzo 2010.

L’iniziativa, al di là della mostra di cui ora dirò, è strabiliante e dimostra quale attenzione ormai i grandi musei prestino ai grandi bacini di utenza, quale quella di Verona è e può essere per italiani, tedeschi e in genere per chiunque si muova nella direzione europea nord sud.

Per quanto riguarda la mostra, devo dire che non ho mai molto amato Corot e le opere qui esposte in parte rafforzano questo mio sentimento.  Troppo di maniera, mai uno scatto di orgoglio, una visione, la potenza del vedere. Troppo controllo, troppo asfissia, troppo contenimento di mano e colori. E non penso agli impressionisti che col povero Corot non ci azzeccano nulla, essendone semmai i figli, piuttosto che i cugini o i fratelli (non foss’altro che per mere ragioni anagrafiche), ma penso al contemporaneo Goya o all’altrettanto coevo Turner.

Si dirà: quelli erano genii ed invece Corot era un ottimo ed onesto mestierante, ma con tutti i se e tutti i ma la distanza tra ciò che ad inizio ottocento si poteva fare e quel che Corot fece rimane vasta.

Fatto sta che se questo era il mio sentimento, come dire, ex ante, quello ex post era un pochino cambiato. In Corot, al di là del tanto strombazzato dominio sul paesaggio (paesaggio che comunque non è mai Sturm und Drang, ma sempre francese, contenuto, misurato), in alcuni suoi quadri ci sono sicuramente alcuni spunti che hanno indirizzato Cezanne, il grande Cezanne, e alcuni colori, specie gli azzurri, i cobalto, i celesti, che hanno sicuramente la qualità per star seduti con onore alla vasta corte della grande pittura europea.

Questi mi sembrano i due elementi della sua pittura da segnalare: alcuni studi sulle masse nei paesaggi, studi poi ripresi e portati a compimento da Cezanne e, per quella strada, dai cubisti; e il gusto del colore vivo del cielo, la luce, che poi in qualche maniera, ma con ben altro studio e passione, Monet e compagni approfondirono e innalzaroro a dignità mondiale.

Annunci