Ho chiesto a Fabio Sironi un contributo sul rapporto tra pittura e illustrazione, tema già più volte affrontato qui.

Fabio, come molti di voi sapranno, è da anni, oltre che pittore ironico e raffinato, una delle matite più illustri del Corriere della Sera, testata per la quale ha illustrato articoli e reportages, non ultimo quello splendido condotto insieme ad Ettore Mo nelle terre sconvolte da guerre secolari.

Ecco il suo contributo:

Caro Alessandro,
cos’è la pittura italiana e quali rapporti intrattiene con altri mezzi espressivi ?

Molte sarebbero le considerazioni sul tema che proponi e che potrai rilanciare sul tuo blog senza timore di esaurire presto l’ argomento.

Per esempio lo sciagurato apartheid cui vengono sottoposte alcune forme espressive colpevoli di essere ” arti minori”.
Lo stavo proprio considerando mentre sfogliavo il pesantissimo catalogo della collezione Schwarz esposta attualmente a Roma.
Una strabiliante tavola di Alberto Martini ci ricorda come purtroppo questo grande artista del bianco e nero sia stato dimenticato da tutti. Lo svolgimento della narrazione, da sinistra in alto verso il basso utilizzando elementi architettonici e vegetali per scandire la suddivisione del racconto, ci mostra la storia dell’ esumazione della salma di una giovane donna. La struttura compositiva rimanda alla pittura di Giotto, alle miniature tardogotiche, all’ arte medievale dove più azioni sono riassunte in un unico ” quadro “, e il loro svolgimento è leggibile come in un fluido ininterrotto ( Il corteo esce dal castello, entra nel bosco, caccia il cervo, esce dal bosco, torna al castello ).

Cosa ha impedito di apprezzare maggiormente l’ opera di Martini ?

Certo non era artista che cercava il consenso a tutti i costi né che sceglieva temi ” facili “. Fatte le dovute proporzioni, si muoveva su un terreno ( il bianco e nero raffinato – a volte più nero che altro- che ispirava Beardsley o Kubin ) che ancora oggi viene liquidato come grafica d’ arte.

Specie in Italia esiste il mito della pittura ad olio (altra classificazione a priori ) e difatti quando il Nostro vi si cimentò ne scaturirono risultati che ritengo modesti se non proprio brutti. Ma questo attiene alla padronanza poetica e tecnica di un media: un virtuoso di saxofono contralto può risultare ” fiacco ” se suona il tenore ( molto spesso è proprio così).

Come vedi si può andare avanti molto a lungo. Per quel che riguarda la pittura e gli altri media, e aggiungerei i nuovi media, si tratta di un discorso sempre presente in tutte le epoche storiche.

Ancor oggi si fa fatica ad accettare che Caravaggio lavorasse con l’ ottica, il che gli consentiva di riprodurre quasi fotograficamente i suoi soggetti. Ma, si sa, era anche l’ epoca che vide il sospetto su Galileo. La tecnologia non era ben accetta, così ci giunge l’ idea che il Merisi dipingesse come un pittore romantico. Cavalletto, pennello e coltello a portata di mano. A questo proposito sono interessanti gli scritti di David Hockney.

Così passa ancora poco in Italia l’ idea che l’ artista figurativo possa lavorare con le nuove tecnologie: abbiamo Leonardo ( che adorava le nuove tecnologie del suo tempo ) come una palla al piede. Questo perchè abbiamo carenza
di cultura e di senso della modernità, intesa come capacità di vivere a fondo il proprio presente. Parlo del sommo Leonardo come macchina contemporanea per fare soldi: biglietti alle mostre, pubblicistica martellante, codici da Vinci assortiti e altre cose che poco hanno a che vedere con la vera essenza del suo lavoro.

Tutto può e deve servire per fare arte: il pennello e il mouse, l’ uno non esclude l’ altro dato che partono da principi fisici diversi. I risultati possono essere simili, mai identici. Una illustrazione ormai passa per un file che viene “postprodotto” con Photoshop nè più nè meno che uno scatto fotografico.

Ho messo molta carne al fuoco e mi rendo conto che forse ho divagato. Comunque grazie sempre per il tuo apprezzamento, grazie davvero.

Il Confine col Libano è un piccolo inchiostro eseguito ormai 10 anni fa in Galilea. Quelle macchie esprimono il mio stato d’ animo davanti alle misteriose montagne la cui vista era attraversata dal minacciosi rotoli di filo spinato.

A presto Fabio”

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