Ieri mattina il Corrierone nazionale ha ospitato un lungo pezzo di Gillo Dorfles. Il titolo scelto è stato: l’invasione dei fattoidi.

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Il termine sta a significare e rappresentare, se capisco bene, l’alterazione quale fattore caratterizzante la nostra epoca.

Dice Dorfles che oggi non abbiamo più fatti, ma fatti alterati, fatti che dovrebbero essere fatti e che invece sono anche qualcosa d’altro. Fattoidi appunto, quasi fatti, quasi cose, quasi arte.

L’arte povera, dice lui: delle fascine che vengono presentate come arte, ma invece sono …. delle fascine. Oppure quelle che chiama le strategie simulazionali di Hirst o Koons. (ndr: forse questo mi ha colpito più di ogni altra cosa in questo lungo articolo, e cioé che Dorfles citi, tra gli altri, due artisti da me citati solo poche ore prima)

Fatto sta che Dorfles è fortemente critico nei confronti di questa deriva alterante e auspica un ritorno all’arte arte, alla mano e al pensiero, alla abilità tecnica individuale e di scuola.

Come dargli torto?

C’è un bisogno talmente forte di arte, di belle cose da appendere in casa, di aperture mentali, di provocazioni anche, ma sempre nel senso e nella misura di ciò che pazientemente si costruisce nel tempo, con lo studio, l’applicazione, la dedizione a sé e alla propria visione e idea del mondo.

Perché questa deriva alterante? Perché costa meno e costando meno amplia i margini degli operatori che riescono a sfondare, da chi ha avuto l’ideuzza a l’artigiano che l’ha realizzata. Non c’è scuola nell’arte contemporanea. Un’artista non saprebbe cosa insegnare ad un allievo.

Quando l’opera d’arte è una testa di cavallo in formaldeide appesa al muro, o dei fantocci di bimbi impiccati ad un albero (Cattelan), l’artista, lui, il facitore, ad un potenziale allievo cosa potrebbe insegnare? Arte o filosofia? Arte o sociologia? Lui che probabilmente quei cavalli o quei fantocci non li ha neanche “fatti”, ma solo scelti e comprati o tutt’al più progettati e ordinati a qualche fabbrico / artigiano, cosa: arte o… cosa? Fattoidi, direbbe Dorfles (forse), o artoide diremmo noi cercando di seguirlo.

Bisogna ribellarsi e tornare a fare pittura.

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