Roberta è una giovane giornalista. L’ho conosciuta fortuitamente in treno. Tempo fa ha scritto questo racconto che mi è parso bello, poetico. Un tributo ad una certa nostra storia. Le ho chiesto se potevo pubblicarlo qui. Gentilmente ha acconsentito. Eccolo.

Nessuno si ricordi di me – di Roberta Giaconi

 Le statue di marmo si vedono già dal grande cancello bianco. Corrono due a due, lungo il percorso di un sentiero diritto e sas­soso che conduce alla casa. Leoni, angeli, animali mitologici. Sfingi. Il volto immobile, intrappolato nella pietra. Intorno l’erba verde avanza discontinua fino alla grande casa di mattoni scuri che si erge in un silenzio ostile. Sul lato sinistro si apre la porta di una cantina: è un magazzino di ricordi ammassati in terra, alle pareti, sul tavolo. Ci sono sculture, due bolle papali del Cinque­cento, tanti articoli ritagliati con cura dai giornali. Una signora anziana seduta su un divano tappezzato di stoffa a fiori marroni. Croci. Un piccolo libro chiuso in un armadio di legno con le ante di vetro. La copertina è marrone, di cuoio, con disegni geometrici intrecciati. È un diario.

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