A Chiavari (Ge) alla Galleria Cristina Busi per il prossimo mese (fino al 25 ottobre) vengono presentate opere inedite di Giovanni Job, friulano di nascita, ma chiavarese da sempre.

Ho conosciuto Job da ragazzino. Lui, poco più grande di me, disegnava e dipingeva cartelloni e manifesti per gli scout e la sua sicurezza nel disegno, la sua mano, mi ha fin da allora fascinato.

Poi, venuto via io da Chiavari, l’ho perso di vista, come ho perso di vista molti, se non tutti, gli amici e i conoscenti di un tempo.

Una sera l’ho incontrato in treno e ho scoperto che insegnava incisione e grafica alla Accademia di Venezia. Una passione e un talento messo a frutto, mi dissi, e ne fui contento per lui, onorato in cuor mio dal poter dirmi che avevo intuito fin da tempi non sospetti la sua bravura.

Ma si sa, la bravura e il talento non sono nulla senza l’applicazione, senza il lavoro, senza quel darsi in continuità e tranquillità che devono essere la sostanza di ogni lavoro ben fatto, artistico e non. Job evidentemente aveva lavorato, tanto e duramente fino a vincere quella cattedra, quelle cattedre, in molte accademie italiane.

Di quanto fosse diventato bravo mi resi conto visitando dieci anni fa la mostra “Attacco al museo” e quella specie di antologica che Chiavari volle regalargli.

In questa seconda occasione ricordo l’annichilimento di fronte alle sue litografie dedicate alla via crucis, grandi stampe in nero e luce, non bianco, luce, nient’altro che luce, luce vera, che bruciava un nero lucente e lussuoso.

Se Attacco al museo cercava di coniugare un certo citazionismo con fermenti da action painting in un forma colta e classica che, pur lasciando trasparire un forte sentimento di disagio, raffreddava tutto in statiche immagini sfigurate, la serie della Via Crucis ed alcuni olii della moglie facevano esplodere la passione in tutta la sua evidenza e forza. Passione religiosa e passione amorosa, forti, potenti, sane, decise, tattili, quasi.

E mentre quella amorosa inevitabilmente si colorava di intimità e ricordi, quella religiosa a tratti conquistava il piglio retoricamente perfetto dell’orazione e della meditazione sulle debolezze umane, sulla natura del Cristo, sul senso di una storiagià  raccontata e vissuta che ogni volta si trasforma in novella, in novità.

Adesso questa occasione per ritrovare un maestro. Vedremo.

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