Repubblica dà conto di due mostre appena partite: Telemaco Signorini e la pittura in Europa (Padova, Palazzo Zabarella, dal 19/09/09 al 31/01/10) e Giovanni Boldini nella Parigi degli impressionisti (Ferrara, Palazzo dei Diamanti, dal 20/9/09 al 10/01/10).

La sala delle agitate al San Bonifazio in Firenze, 1865, 66x59cmSignora con Fiori

Come si evince dal titolo delle due mostre, entrambe cercano di investigare il rapporto tra la pittura italiana di fine ottocento e quell’incredibile fucina di talenti che è stata Parigi in quegli anni.

La mostra di Padova pare essere più completa rispetto a quella di Ferrara, completa non tanto nella quantità e qualità delle opere italiane, quanto in quella delle straniere presentate, il che credo dipenda dal fatto che, pur denunciando tutti e due i nostri esponenti una notevole distanza dalle evoluzioni della pittura francese di quell’epoca, certamente Signorini, macchiaolo, ne era in qualche modo più vicino, ne subiva e capiva meglio i linguaggi e gli interessi, rispetto ad un Boldini che in realtà guardava più alla pittura di inizio e metà secolo, specie inglese, che a ciò che gli accadeva nella strada a fianco.

Ma questo, si potrà dire, è opinabile, stante alcune sensibilità del Boldini negli sfondi, nel modo di tratteggiare gli sfondi dei suoi quadri, modo che alcune volte ricorda, induce al ricordo di alcune evoluzioni successive neo informali (le quali come sappiamo non sono altro che un ripensamento degli sviluppi cui Monet aveva portato la propria pittura), o, se vogliamo, nelle frustate di colore con le quali da ultimo scheggiava i lussuosi abiti delle sue ritratte.

Ciò che non è opinabile, oltre la chiara matrice e deriva sensuale della pittura del Boldini (la sua pennellata è quasi sempre sinuosa, curva, morbida, sensuale, appunto, e sessuale, spesso) sta nella palese vicinanza di Boldini alla illustrazione e di Signorini alla pittura.

Chi ha letto altre pagine di questo blog sa che questo è un tema a cui penso spesso. Quale è la differenza tra illustrare e dipingere? Sta nell’uso di un linguaggio più codificato e semplificato (illustrazione) vis a vis uno più personale e astratto (spesso nella sua concretezza) nella pittura? Non credo, o, almeno non è solo così. Boldini per certi versi innova l’illustrazione, ha un disegno personale e preciso, ma non c’è dubbio che le sue immagini patinate siano più illustrazioni che quadri.

Forse tutto questo dipende dal fatto che pare Boldini abbia una idea della pittura che, oltre a fuggire da qualsiasi sguardo o osservazione  che fuoriesca dall’ambito sociale nobil-borghese scelto dal ferrarese quale suo proprio terreno di caccia, quasi sempre vuole solo copiare la realtà quale essa è, inseguendone, come dicevo, solo una delle sue innumerevoli caratteristiche meta-linguistiche, quella della sensualità.

Sappiamo bene come l’espressione “copiare la realtà quale essa è”  sia sdrucciolevole peggio di una strada in discesa con i sanpietrini a novembre, ma, dimenticando per un attimo le menate filosofeggianti, non c’è dubbio che, quando Boldini dipinge, vuole che ciò che dipinge emerga con chiarezza, senza possibile fraintendimenti o echi o rimandi. Le signore alto locate devono essere signore alto locate. Il direttore d’orchestra deve essere lui e nient’altro, lasciando quindi allo spettatore, a chi guarda il quadro tutto il compito, se lo vuole, di aggiungere alla cosa dipinta i significati che essa potrebbe (o non potrebbe) avere.

Signorini invece dipinge e sembra sempre intendere qualcosa d’altro. Case? Certo case, ma case di povera gente. Gente che lavora? Una critica sociale. Persino i tramonti e la natura si tingono di colori e sapori che rimandano ad altro, alla fine di un secolo luminoso, felice, compiaciuto, con tutta quindi l’inevitabile tristezza, paura e eccitazione per l’attesa di ciò che accadrà. Questa è pittura? Rimandare ad altro? Interpretare in maniera tale che la cosa non sia la cosa, ma sia ciò che il pittore vede? La pittura è questo? Pensare in ogni istante a ciò che si sta facendo consci che vedere e mostrare sono attività distinte e difficilmente ricongiungibili?

In ogni caso, la perfezione tecnica di entrambi, ma specie di Boldini, è strabiliante. Entrambi hanno il gusto del dettaglio ben dipinto, entrambi a volte si lanciano in abiti che sono capolavori di tecnica, fantasia, pazienza. Lì la pittura sicuramente la vince su qualsiasi altra cosa.

E in ultimo una osservazione sullo spirito dei nostri tempi: Signorini e Boldini sono entrambi figurativi, ma sono certo che per temi scelti (donne, sensualità, bel mondo) ancora oggi Boldini venderebbe di più. Ai non addetti ai lavori, intendo, ché i collezionisti e i galleristi credo, spero, promitto e iuro vogliono invece Signorini.

Finiti di guardare i quadri e data un’ultima occhiata alle date di produzione (Signorini 1835 – 1901 / Boldini 1842 – 1931) torna poi la sconsolante evidenza di quanto l’Italia, dopo secoli e secoli di avanguardia, fosse in quegli anni rimasta indietro.

Annunci