Leggo di una nuova mostra di Schnabel. Questa volta a Napoli.

La prima volta che ho visto un’opera di Schnabel è stato al museo d’arte contemporanea di Bologna, dove erano esposti un paio dei suoi “piatti.” Grandi ritratti ottenuti (apparentemente) dipingendo su una sorta di collage di piatti rotti. Ricordo che, al di là dell’ovvio richiamo al puntinismo (anche questi lavori, come quelli dei puntinisti di inizio secolo, se osservati da vicino perdevano ogni significato) e dei possibili richiami socio-psicologici (noi siamo piatti rotti? la nostra immagine, la nostra essenza è fatta di cocci rotti?), il dato più immediato era stato lo stupore tecnico: come aveva fatto? Aveva dipinto coccio per coccio e poi assemblato il tutto secondo uno schema dipinto, che so, al computer – oppure aveva attaccato i piatti e poi ci aveva dipinto sopra? (questa seconda ipotesi era in conflitto con la precisione tecnica con la quale ciascun piatto era dipinto)

Poca emozione e molto stupore tecnico, quindi. Come peraltro è anche giusto che sia. Ricordo che il grande Manzù diceva spesso: “non mi chiedete perché ho fatto una cosa, ma chiedetemi sempre come l’ho fatta”.

Poi, dopo quella esposizione, ho letto spesso di Schnabel, che nel frattempo era diventato anche regista cinematografico (Basquiat, il suo titolo più noto al grande pubblico). Ne ho letto gli eccessi, le feste miliardarie,le grande mangiate e bevute. Ho letto e intuito che non si nega mai ad una intervista, purché vagamente accreditata. Ho letto e ho visto che fa parte di quello che una volta si definiva jet set internazionale.

Anni dopo, al di là delle visioni su internet, sono ricapitato a vedere opere sue qui a Milano. Opere raffinate, di grafica e di colori. Completamente diverse dai “piatti”.

Ed oggi raccogliendo materiale per questo piccolo pezzo mi sono reso conto che forse non esiste una ricerca Schnabel intesa secondo i parametri tradizionali, ma esistono solo opere di Schnabel, molte fatte, sembra, di getto, senza pensare, in questo continuando una certa scuola della pop art.

Schnabel è un fenomeno tipico di questa nostra epoca artistica? Provocatore più che pittore? Intellettuale più che pittore? Irrequieto più che metodico? Picasso più Kandinsky?

Ci sono, infatti, due grandi specie di artisti: i metodici e gli istintivi, quelli che per anni scavano nella stessa direzione e quelli onnivori e disordinati.  Picasso era certamente più della seconda specie che della prima. Kandinsky della prima. Basta guardare le foto del suo studio.

E Schnabel? Come è lo studio di Schnabel? Ha uno studio? O è più davanti alle macchine da presa che davanti al cavalletto? Infatti è bizzarro che di lui sulla rete esistano quasi più foto che lo ritraggono barbuto e contento (o acciliato, ché il genio va un po’ acciliato), che foto delle sue opere. Bizzarro o segno dei tempi?

A Napoli per togliersi qualche dubbio.

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