Il fatto d’essere di giorno bancario mi costringe a dipingere di notte.

Dipingere di notte è attività da carbonaio, con la lampada alogena forte addossata al quadro e il resto della stanza al buio.

Mentre dipingo al solito le domande frullano: cosa sto facendo? che senso ha? sto dipingendo quello che voglio dipingere? Sta venendo bene?

Dipingere è ritrarre, mostrare ciò che si è visto o si ricorda e nel modo in cui lo si ricorda e lo si è visto. Dipingere è anche ragionare sulle modalità della visione, masse, particolari, linee, ombre, intuizione dei pesi, baricentri, posture. Dipingere è creare un proprio mondo a dispetto di quello che c’è.

Prima di tornare a casa, ieri sera, sono passato in Feltrinelli e mi sono messo a sfogliare un libro su Chagall. Lui è uno che ricreava e creava mondi, come altri e più di altri, ricordi, sogni, racconti. La sua tecnica di dividere lo spazio in sotto spazi distinti solo da lievi diversità nei colori dello sfondo ed entro a ciascuno mini spazio fare, dare un racconto e un ricordo diverso, tutti attinenti al tema principale, il quale, tema, scaturisce dall’insieme plastico delle sue componenti, questa tecnica è stata usata poi solo da coloro i quali si sono rifatti ad un certo primitivismo. Penso a Basquiat e ai suoi emuli.

E’ così che si racconta, mi domandavo poi, dipingendo?

Il risultato del proprio lavoro, quando si dipinge di notte, lo si scopre solo al mattino, quando la luce del giorno svela se le sfumature erano proprio quelle che uno voleva o se l’acquerellato era troppo sfumato o, al contrario, potente.

Dipingere, anche di notte, è bello.

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