Come non segnalare l’articolo di Dorfles per il Corriere di oggi che dà conto di una sua visita a Venezia?

In sintesi vi dirò che anche lui, Dorfles, si lamenta per la scomparsa della pittura dalla biennale di Venezia e segnala due eventi esterni alla biennale che invece meritano una visita: la mostra di Rauschenberg al Guggenheim e il nuovo museo Vedova fortemente voluto da Cacciari e disegnato da Piano.

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Sulla scomparsa della pittura ho già detto. E’ paradossale che in un periodo di prepotente ritorno al “privato” nel mondo dell’arte vada tanto il pubblico, i grandi spazi, le archittetture, le fontane, le luci, le grandi sculture, tutte cose che un privato normalmente ha difficoltà ad esporre a casa propria, a meno che non sia quel che un tempo si sarebbe detto “un principe”.

Questa tendenza, al di là del mecenatismo, credo abbia a che fare con un certo qual gusto tardo romantico dello stupire, dello stupefacente, della meraviglia, relegando per questa via la capacità analitica dell’arte sullo sfondo, nelle retroguardie.

Di Rauschenberg e soprattutto di Vedova vorrei parlare di più e parlerò. Basti qui dire che per molti versi l’uno era fantasia, l’altro potenza.

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