Scanalando su Rotcho, sono capitato sull’ennesimo sito di una galleria d’arte americana e tra gli artisti rappresentati mi ha colpito De Bruyker.

Questo artista belga, nato nel 1955, dipinge forme che ricordano le florescenze della natura, osservazioni al microscopio o immagini dello spazio. Dipinge in buona sostanza, mi pare, la natura così come è possibile vederla oggi appena si abbassi o si alzi lo sguardo.

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Ma oltre alla sua pittura e ai suoi colori, mi ha colpito di questo artista, o, meglio, su questo artista una recensione pubblicata sempre a partire dal sito della galleria il cui incipit è: “Dirk De Bruyker è un pittore vecchia maniera. ….” e poi continua: “… E’ il suo approccio che è vecchia maniera, fondato come è sulla congiunzione della intuizione e della composizione. Nessuna ironia, nessun riferimento ad altri dipinti o pittori. Egli fa affidamento sul fatto che la sua personale rivelazione, distillata dalla sua psiche di artista, possa diventare quadri di atmosfere e sentimenti tali da catturare la natura della rivelazione originale.”

Al di là di qualche oscurità verbale, probabilmente dovuta anche alla mia scarsa vena di traduttore, quel che rimane qui è che questo giornalista e critic, tale signor Robert Pincus, definisce una modalità classica della pittura, una pittura alla vecchia maniera (old-fashion) il concentrarsi dell’artista su ciò che vede e sui sentimenti che ciò che vede suscita in lui per realizzarli sulla tela. La mancanza di ironia e l’assenza di riferimenti infratestuali, si direbbe, lo connotano come un esponente, a suo dire, della vecchia guardia, a dispetto dell’età non così matusalemmiana.

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Temo abbia ragione. Chi dipinge e dipinge e basta fa azione di retroguardia, è un conservatore, un reazionario, si sarebbe detto in altra epoca. Così la pensano in molti che contano nel mondo dell’arte, ma è proprio così?

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