Vincenzo Celli è un poeta. La prima volta lo incontrai (internettianamente parlando) sul blog Laviadellebelledonne, dove erano pubblicati alcuni versi di una sua poesia che per intero suona così:

ha un sorriso breve la rivolta
poi la bocca ritorna normale
come un utero dopo un parto

il fiume non scartabella più

un treno di finestre accese
passa accoltellando gli occhi

sfianca e si sporge dal basso
chi non sarà mai nessuno

Su questa poesia io e Vincenzo si scambiammo alcune osservazioni, più o meno pertinenti da parte mia, certamente azzeccate da parte sua.

Ora Fara Editore pubblica una sua raccolta di versi dal titolo Cocci d’Ombra da cui Vincenzo mi omaggia di questa poesia:

come vorrei dirti
di quelle briciole di nuvole
che lascia in prestito l’anima al cielo

ancora più azzurro, ora

dei peccati rimbalzati
sui muri imbastiti dal mio temporale
piovuti come scuse
sulle case gialle di paglia

ma dimmi,

almeno tu ci credi
a questi cocci d’ombra
che piano piano s’affogano nel sole
così fedeli ai silenzi dopo gli spari?

grazie

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