Anche Montale viene fatto rientrare in un contesto “ermetico” (da non confondere con quello che verrà definito Ermetismo vero e proprio): ma se Ungaretti sembrerebbe venirvi a costituire il punto di arrivo di quella che Anceschi definisce la “poetica dell’analogia”, “la cui intuizione – egli scrive – balenò oscuramente in taluni pensieri dannunziani, trovò qualche accento nei Crepuscolari, si fece principio organizzativo del nuovo linguaggio poetico per i Futuristi (…), si ritrova come motivo profondo nelle oscure dottrine di Onofri”, invece Montale concluderebbe la cosiddetta “poetica degli oggetti” la quale, manifestatasi inizialmente nella Scapigliatura, vede in Pascoli “il primo dottrinario” e passa, quindi, attraverso i “liguri” (Jahier, Boine, Sbarbaro), i Crepuscolari, Palazzeschi e Rebora.

 

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