Nei finalisti del Turner Prize di questo anno c’è un italiano, Enrico David, nato ad Ancona nel 1966, ma residente in Inghilterra da anni. E d’altronde non potrebbe che essere così, visto che il premio Turner, nato nel 1984 con la superivisione organizzativa della Tate Gallery, è dedicato ai pittori inglesi che non abbiano compiuto ancora 50 anni e che abbiano proposto, ovunque nel mondo, nei precedenti 12 mesi una mostra (collettiva o personale) ritenuta particolarmente significativa per gli sviluppi dell’arte moderna.

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Ora al di là della qualità delle singole opere, ci si domanda: a quando un premio simile per l’Italia e gli Italiani?

Se è vero, come è vero e come l’ultimo Salone del Mobile ha certificato, che l’Italia ha ancora nel mondo il primato per il design, così come continua a mantenersi ai primissimi posti nella creazione di moda, ha senso pensare che questo patrimonio di cultura sia nato a prescindere dall’arte che si respira ogni giorno in Italia?

Ha senso pensare che questi primati, nati anche, se non soprattutto, grazie alla innovatività della nostra arte pittorica, possano sopravvivere e  mantenersi nel tempo senza una approfondita, seria, importante ricerca nell’arte visiva e pittorica?

E questa ricerca in mondo globalizzato deve rimanere in Italia o può (o deve) emigrare all’estero?

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Osservo che al contrario degli inizi del novecento dove per essere pittore bisogna essere (o essere stati) a Parigi (cosa che si è poi riproposta negli anni cinquanta dove il centro dell’arte era diventata New York), oggi non sembra che sia più così, non sembra esista un centro dell’arte, ma siano le opere e le idee a muoversi rapidamente e non le persone.

Ma se questo è vero, allora incentivare la permanenza in Italia di artisti, dare un orgoglio alla scuola di pittura italiana dovrebbe avere un senso e potrebbe al contempo essere occasione per incentivare ancora di più quel turismo culturale che ha fatto e continua a fare la fortuna di gran parte dell’economia nazionale.

Che per fare questo la strada debba essere per forza un premio nazionale alla pittura italiana non è detto, ma neanche vietato o sbagliato. D’altronde cinema, teatro e scrittura in Italia hanno fior di riconoscimenti e premi, spesso anche a fronte di una qualità non esaltante, perché solo la pittura e l’arte devono rimanere orfane dello Stato e della collettività?

Il Turner Prize italiano è come il Monte Analogo di Daumal?  Se esiste è molto difficile da trovare e sulla normali cartine non c’è? Però, quel è sicuro è che dovrebbe esistere, deve esistere. Proprio come il Monte Analogo.

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