22_04_green_gQualsiasi cosa si pensi di Peter Greenaway non si potrà evitare di ammirarne la poderosa finezza. Ora dopo essersi espresso per anni con film giudicati da alcuni tra i più brutti del mondo (I misteri di Compton House, Il ventre dell’architetto, I racconti del cuscino, Il ladro, la moglie e l’amante, La tempesta, ecc.) e da altri, quorum ego, dei capolavori assoluti (magari non tutti, ma sempre vedibili e pieni di spunti) e, da quel che si sa, non aver mai interrotto la propria attività di pittore, da qualche anno promuove installazioni o, se si vuole, opere multimediali, che aiutano ad apprezzare capolavori assoluti della pittura.

Il primo esperimento è stata la Ronda di Notte. Poi ultimamente L’Ultima cena di Leonardo. Prossimamente, si legge su Flash Art, sarà a Venezia con Le Nozze di Cana del Veronese.

Ho assistito alla sua reinterpretazione della Ronda di Notte, mentre ho mancato l’appuntamento, ironia della sorte per me milanese, alla lettura dell’Ultima Cena.

Perché di letture si tratta. Greenaway osserva, mette in mostra, sottolinea, fa rivivere, emoziona.

Venezia, dal 6 giugno al 13 settembre.

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