Guardando le opere esposte a questo MiArt mi chiedo: quali sono le parole chiave di questo periodo artistico?

Citazionismo? Sensazionalismo? Dadaismo? Fumett-art?

Si conferma il prepotente ritorno al figurativo, qualsiasi cosa esso significhi, sia che venga usato per storpiare e rileggere i classici dell’arte, mostrando come oggi si potrebbe dipingere un Adamo ed Eva, pronti a fare all’amore, o per evocare i disastri di questa sofferta socialità compressa da una demografia eccessiva, o, infine, per cogliere con leggerezza aspetti del reale.

Certamente i lasciti del Dadaismo sono ancora ben vivi e vegeti nell’arte del collezionare sulla tele e nelle opere aspetti della realtà che illuminino ciò che veramente sta accadendo (e quindi anche l’uso disinvolto delle scritte e delle frecce a sottolineare aspetti e grammatica di quel linguaggio segnico ormai imperante)

Come certo è che si debba fare i conti con i due mondi che maggiormente hanno eroso e saccheggiato la pittura e l’arte in genere, il fumetto e la pubblicità, il disegno industriale e le marche, i prodotti, le bandiere.

Non sembrano invece più avere alcuna importanza le dimostrazioni di vitalismo artistico dettate dai segni, dall’espressionismo astratto, da quel lavoro sul tratto e sulla pennellata quale marchio di fabbrica della vera pittura che per lunghi tratti della seconda parte del secolo scorso hanno caratterizzato il modo “maggiore” di fare pittura.

In ultimo, una notazione critica generale: le scuole sembrano essersi tutte appiattite, generalizzate, quasi che internet e la possibilità di muoversi senza muoversi abbia indotto ognuno di noi ad essere anche l’altro, un poco, magari, uniformando la produzione artistica in un tutt’uno “occidentale”.

Unico dubbio è che questa sensazione derivi non tanto e non solo dalla cosa in sé, dalle opere prodotte, quanto dal modo col quale vengono esposte, mostrate, che fa sì che tutto oggi, si ha l’impressione, sia sempre in qualche maniera mutuato dai linguaggi televisivi, dalle regole commerciali del “bel pacchetto”, della slide colorata, del “bravo presentatore” e presentato sempre alla stessa maniera, sia che si parli, come oggi, di arte, o di una partita di calcio, di olimpiadi o di un incontro al vertice tra ministri e presidenti del mondo.

Il contenuto sta diventando tutt’uno col contenitore? Le gallerie d’arte tutte uguali stanno inevitabilmente producendo opere d’arte tutte uguali?

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