scena dal film: Stella di Sylvie VerheydePiccolo film, grande sorpresa! La prova è che non è un racconto di poco conto,  in cui  l’emozione è spontanea e non viene dettata da nessuno.  Stella sfida e supera quei film definiti più “importanti”. Terzo film  della regista francese  Sylvie Verheyde (dopo Son frère, 1997, e Princesses, 2000) è questa rarità: un film ad altezza di adolescente, che sconvolge senza alcun adescamento e passa attraverso una sincerità  che evidenzia il suo impulso autobiografico e il miracoloso equilibrio della sua scrittura, una riproduzione di ricordi che potremmo credere  e definire reali.

1977- Parigi. Sballottata dai suoi genitori, proprietari di un bar -hotel  (stelle zero), la piccola Stella frequenta la sesta classe in un liceo facoltoso dove non conosce nessuno. Tutto le appare estraneo: i muri imponenti, gli altri ragazzi (del genere “protetti”), l’ortografia e la matematica. Così si fa tutta piccola. E dato che i suoi genitori non sono del genere di quelli che la obbligano a stare a capo fitto sui compiti da fare, Stella passa il suo tempo  al bar, tra i clienti che bevono, fumano, giocano, danzano o litigano. Fortunatamente, riesce a farsi un’amichetta, Gladys, una ragazzina di origine ebrea e proveniente dall’Argentina, figlia di uno psicologo e prima della classe. E visto che i genitori stanno per separarsi, bisogna trovare qualcosa a cui attaccarsi…

Tra una mamma dal carattere piuttosto fermo che mente a suo marito, un uomo debole che si annega dolcemente nel pastis, e dei clienti più o meno mal ridotti, (l’unico re di cuori  è  Guillaume Depardieu), questa ragazzina di  10 anni vede e indovina tutto . La durezza del  mondo, l’ingiustizia delle origini, ma anche altri orizzonti possibili, grazie alla scuola. Senza sdolcinatezze nè nostalgie facili, in linea con Cassavetes e  Pialat, Sylvie Verheyde ci porta nel suo  mondo. E per la durata del film, ridiventiamo questa adolescente che non siamo mai stati, come  la stessa Stella  diventerà l’eroina di una Diga contro il Pacifico di Marguerite Duras. Magia dell’arte vera, più preziosa di tutti gli intrattenimenti vuoti  che incombono sui nostri schermi.

Con Stella, la regista Sylvie Verheyde si ispira alla sua infanzia per consegnarci un film a volte pungente, a volte dolce.  Senza riprese a tutto campo,  il film è simile a una polaroïd patinata, spettinando, con tatto d’epoca ,gli anni 70, visivamente ma anche  musicalmente, con un gruppo  che fa comunque la sua bella figura con le Hit-parades di Eddy Mitchell e di Sheila.
Il personaggio centrale è interpretato con grande fascino dalla giovane  Léora Barbara, molto convincente nel suo ruolo delicato.Da notare, l’ultima apparizione di  Guillaume Depardieu che recita con un certo brio un personnaggio discreto, ma essenziale per la giovane   Stella, come un angelo custode.
Insomma, un bel film, di cui potremmo  forse tralasciare qualche leggera superficialità della messa in scena, in particolare per il super sfruttamento della musica da Hit-Parades prima menzionata, ma questa leggerezza sarà  presto  dimenticata, tanto la coerenza del film è forte nel suo insieme. 

STELLA-Francia-2008
Genere: Drammatico
Durata: 103’
Regia: Sylvie Verheyde

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