A Chiavari presso la Fondazione Zappettini si tiene una mostra sulla cosiddetta pittura analitica, quella pittura, cioé, che a cavallo degli anni settanta si concentrò sugli elementi costitutivi e materiali della pittura per realizzare opere di rigorosa sobrietà.

La pittura analitica è pitttura di campi monocromi, di pochi segni geometrici, di poche linee, di molte tele e di molta teoria.

E’ pittura che si concentra sull’atto del dipingere cercando di astrarre dallo stesso ogni segno di volontà e di personalismo. Non quindi l’action painting, non tutto quel che dall’espressionismo poteva venire, ma piuttosto una esplorazione nata e vissuta alla scuola della Bauhaus, della teoria dei colori e del dipingere.

I risultati sono densi di significato, se uno sa il perché e il percome di queste scelte teoriche e rigorose, posto che il significante sia assolutamente povero e quindi di per sé sia, in certo senso, paradossalmente la negazione della pittura stessa, intendendo per pittura un racconto, espresso o impresso, svolto con colori e/o linee.

Una notazione a parte va fatta per la presenza della cultura pittorica di livello in centri cosiddetti minori. A La Spezia è sorto per iniziativa privata uno splendido museo d’arte. A Catania lo stesso. A Rapallo si dava cenno di una mostra sul tema dell’informale. Questa iniziativa di Chiavari presenta opere di molti artisti nazionali e internazionali. Sappiamo di Rivoli. Sappiamo di Rovereto. Bene, bravi, bis. L’arte, la pittura si continua a muovere in Italia, a dispetto di una attenzione della res publica assai scarsa.

 

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