Sfrucugliato dalla mia amica Valentina mi lancio in un pezzetto di critica cinematografica. Non credo capiterà spesso e mi scuso in anticipo per eventuali imprecisioni dovute ad un mestiere non mio.

 

Senza grande originalità, ultimamente ho visto due dei film, di cui più si parla. Millionaire, fresco plurivincitore di Oscar, e The Reader. Due bei film.

 

Uno parla della Germania post bellica e l’altro dell’India. Uno è fiabesco e complessivamente lavorato in “levare” (leggerezza, allegria, buon umore), pur rappresentando anche con crudezza le cattiverie e le brutture della società indiana. L’altro è una sonata che diviene col progredire del film cupa, lamentosa, seria, pesante e ricorda nei toni il primo movimento della Sonata nr. 2 di Chopin, più nota come Marcia Funebre.

 

Possono esserci quindi esserci film più diversi?

 

Eppure, se uno si astrae dalle cose narrate, dalle immagini che scorrono e si ferma per un attimo ad osservare la struttura narrativa dei due film, troverà innegabili analogie.

 

Flashback, salti temporali, storie esemplari.

 

Millionaire parte da un pestaggio di polizia, irreale e grottesco nella sua crudezza, posto in essere per scoprire come un ragazzo ignorante possa essere vincente in un quiz televisivo.

 

The Reader racconta di un avvocato incapace di esprimere i propri sentimenti alla propria amante che fugge, lasciandolo solo con i propri ricordi.

 

Non sono già qui racchiuse in nuce il senso profondo del ritratto dell’India e della Germania?

 

Da lì si parte con continui salti di tempo e di spazio in entrambi i film per raccontare chi è quel ragazzo pestato dalla polizia di Bombay e chi è quell’avvocato, triste e solitario della Germania del 1995.

 

Si scopriranno molte cose in quei viaggi temporali. Si scopriranno gli slum dell’India. Si scoprirà come una donna giovane e bella, buona di cuore e rotta dentro, possa essere stata una crudele nazista.

 

Si scoprirà come un indiano possa trovare serenità, speranza e allegria anche se ha visto i propri compagni accecati per raccattare qualche soldo agli angoli delle strade, mentre un tedesco istruito e ricco sia impossibilitato a provare la leggerezza dell’essere, quella che Kundera giustamente definiva l’insostenibile leggerezza dell’essere.

 

Come è possibile che la vita prosegua dopo il nazismo? Come avete fatto a continuare a vivere dopo averlo scoperto, chiede un giovane tedesco a chi potrebbe essergli padre? Perché non vi siete ammazzati, tutti, per l’orrore che avevate collettivamente causato?

 

La Germania, e con lei l’Europa, è una sopravvissuta che non può che assistere alla vitalità della giovane India?

 

Bei film tutte e due e pieni di domande, nobilitati da attori bravissimi, sui quali, a mio modesto parere, emerge la Winslet che dà cuore e anima a chi cuore e anima poteva anche non avere, alla giovane (e meno giovane) nazista, che ha fatto della negazione della propria ignoranza la propria ragione di vita.

 

Perché anche qui, in questo aspetto grottesco e irreale (la negazione del proprio stato di analfabeta anche a costo di ventenni di galera) sta uno spunto interessante: che tutto l’errore europeo del nazismo e fascismo, passato e presente, non stia in un orgoglio di una ignoranza negata?

 

Certo The Reader ogni tanto ai palati più fini stona, scivola nel voler dare ai propri spettatori più di quanto la storia imporrebbe. L’amore, il sesso delle scene iniziali è troppo morbido, forse, per una ex nazista, che poi si rivela donna buona, ma rigida. La casa newyokese della sopravvissuta all’olocausto sembra uscita, pur senza ironie, dai racconti razzisti sugli ebrei tutti miliardari. Ma in ogni caso è un bel fim che fa pensare e riflettere.

 

Millionaire ha un finale da “volemose bene”, ma anche in questo caso questo è poca cosa rispetto al valore complessivo dell’opera.

 

Due bei film, insomma, per viaggiare nel tempo e nello spazio e renderci maggiormente conto del mondo in cui viviamo.

 

Annunci