Leggo sul Sole24Ore, il resoconto del discorso tenuto dal Presidente francese Sarkozy a Nimes in materia culturale.

Segnalo due passaggi che mi sembrano e sono vitali per fare arte. Il primo è, citando Levy-Strauss, laddove Sarkozy dice: “l’identità non è una patologia”.

Fare arte significa coniugare la discesa in noi stessi con lo sguardo sul mondo e sia l’una che l’altra cosa devono essere i più profondi e radicali possibili. L’identità, la nostra identità personale, non è una patologia.

Il secondo passaggio è laddove si dice che “…. voglio schierarmi contro quelli che sostengono che dobbiamo investire nella cultura perché è un’attività economica che rappresenta un fatturato di decine di miliardi di euro. È vero, ma non è per questo che bisogna investire nella cultura. Si investe nella cultura perché è essenziale, è la nostra civiltà che è in gioco.”

La cultura a certi livelli serve anche a fare soldi, ma è quel che nell’industria si chiamerebbe un “sottoprodotto”: il prodotto della cultura sono idee realizzate, concrete, materializzatesi in libri, quadri, film, musica. Questo è lo scopo e se noi non avessimo perseguito questo quale scopo primario di ogni movimento culturale oggi non avremmo gran parte del nostro sapere.

Un dato è essenziale: le idee devono diventare libri, quadri, opere. Devono materializzarsi. L’umanità per millenni ha avuto una cultura esclusivamente orale e non è avanzata di un metro nel benessere generale. La cura e la scelta dei materiali è essenziale al processo culturale e da questo punto di vista l’accento posto su questo aspetto da tutta la cosiddetta arte povera è fondamentale.

Questo discorso vale ancora di più oggi, mi pare, in un’epoca di televisione imperiale, televisione che, alle volte, si spaccia come cultura e che, viceversa, per la sua stessa natura non può che essere chicchiera, venescente dibattito di idee (quando va bene), idee che se non vengono fissate e discusse da “fissate” rimangono quegli insegnamenti preziosi, ma, ahimé, cagionevoli che ci davano i nostri nonni: “mettiti la maglia di lana”.

La cultura e l’arte sono parole, ma al servizio delle opere.

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