A volte m’incazzo, scoppio.

Tu fuggi lontano, travolto

da chi da uomo diventa

tempesta. Rumore. Frastuono.

Mie urla da fuori di testa.

 

Tu, tu mi fai tutt’intorno silenzio

come chi i monti fumanti

in due per prudenza divide

e aspetti che la furia si calmi,

il vento, il buio, lontano,

ed io torni ad essere un uomo:

tuo padre.

 

Io poi ti spiego, credo, data

causa e pretesto e le attuali

conclusioni: tu m’osservi distante,

vicino, e sbuffi un ‘ho capito’.

 

Cosa non so visto ch’io stesso

parlavo capendo straniero.

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