lettera ad un amico

Dal mio amico Tarcisio ricevo:

 

Gentile amico che sai dipingere
i colori dell’animo, che nutri dalla distanza
il sentimento più arduo, che sai
cogliere le sfumature, i riflessi
del sangue e accendi
una luce
dove gli altri si affannano a far buio
e a uccidere
ogni speranza: non la mia voce
ti ringrazia, a farlo non sono
queste povere parole,
ma
una più forte sostanza
negli anni
mai dissolta, mai spenta.

L’anima, Alda Merini

La mia amica Anita ci segnala:

Che grande scultore sei tu
che hai scolpito il tuo volto di pietra
tra le mie braccia
e ormai amore morto
mi sei diventato figlio
ti tengo sulle ginocchia
e piango perché il ricordo di te
mi pesa come un sepolcro.

 

Un film natalizio: l’altro. Sherlock Holmes.

Prima di Miracolo a Le Havre, nel mio beneamato Tigullio ero andato con moglie e figlio a vedere Gioco d’Ombre, secondo appuntamento della saga di Sherlock Holmes.

Il film è carino, curato nei particolari (prezioso il panorama di Parigi con Montmatre in lontananza in costruzione) e vertiginoso nello svolgimento.

Qui finalmente Holmes incontra e battaglia direttamente contro il suo nemico mortale Professor Moriarty, che nei racconti, in realtà, se non erro, era un Colonnello e non un Professore, ma poco importa.

A noi tutti, ormai di memoria breve, stupisce vedere una Europa di inizio del 1900 tutta impegnata nel darsi battaglia, sfruttando idealismi anarchici e vecchie e nuove antipatie e odii nazionali.

Su questo sfondo, il film rappresenta lo scontro titanico tra quelle che vengono definite e descritte come le migliori menti della loro epoca. Intuitivo, anche cinematograficamente, Holmes. Scientifico Moriarty. Pazzo e fantasioso l’investigatore. Metodico e noioso nella sua perfezione criminale il Professore.

Probabilmente questa della imprevedibilità e fantasia è la caratteristica che più affascina del personaggio di Holmes, caratteristica solo in parte presente nei romanzi e nei racconti e che, invece, nei film, in questo come nel precedente, viene profusa a piene mani. In particolare più interessante è come il regista sia riuscito a rendere tale capacità analogica di Sherlock costruendo visivamente sequenze accelarate di immagini che permettono non di seguire, ma solo di intuire il percorso intellettuale dell’investigatore. In tale scelta, il regista ha attinto dalla cultura video dei trailer musicali e non, lasciando, per così dire, che grandi parti del film “vero” non siano altro che, visivamente parlando, trailer della contorta (ma efficace) mente di Holmes.

Come dicevo, bello, vedibile, divertente. Si esce dal cinema un po’  come si uscirebbe da una lavatrice cui avessero finalmente aperto lo sportello dopo un breve, intenso, inebriante sciacquo con centrifuga finale.

Un film natalizio, anzi due.

Durante le feste visti due film che più diversi non potevano essere: Miracolo a Le Havre e l’ultimo con Sherlock Holmes (gioco d’ombre). Di Sherlock parlerò un’altra volta (domani).

Miracolo a Le Havre di Kaurismaki ripercorre la strada già in parte percorsa qualche anno fa dal film Welcome e racconta la storia di un giovane immigrato clandestino di colore sfuggito all’arresto e che trova in un ex barbone chi lo aiuterà a raggiungere l’Inghilterra.

Prima e immediata osservazione: le coste nord della Francia devono essere ben oltre il limite di umana sopportazione, se in entrambi i film la polizia viene dipinta come una specie di Gestapo senza cuore (ma in Kaurismaki c’è una felice eccezione). Altra osservazione: anche qui, come già in Welcome, gli emigranti vogliono raggiungere l’Inghilterra. Perché? Perché Londra viene vista come la manna dal cielo? Tanta immigrazione, anche lontana nel tempo, probabilmente assicura una rete di amicizie e parenti in grado di sostenere i nuovi migranti? La Perfida Albione è molto rigida nel cercare di impedire gli ingressi, ma altrettanto tollerante verso chi lì lavora senza richiedere faticose e costose pratiche di permessi di soggiorno? Non so. Noto che sembra che tutti vogliano andare lì.

In ogni caso, Miracolo a Le Havre è proprio un piccolo miracolo di umorismo (sottile) e di cinematografia, con ritratti di una umanità dolente, ma non sconfitta, che vive o cerca di vivere senza tempo ed ansia, in pace con quel poco che ha, senza fronzoli o palle per la testa e, miracolosamente – fantascientificamente – ritrova una propria unità di intenti quando c’è da far del bene al piccolo emigrante.

Persino la maschera del poliziotto tutto di nero vestito sorride pur non muovendo mai un muscolo e senza dire una parola di troppo permette la fuga del ragazzo verso le bianche scogliere di Dover.

Un miracolo, appunto, come la vittoria dalla malattia della moglie del protagonista.

Kaurismaki torna finalmente al dialogo (anche se certo non del tipo schioppettante degli americani) e il film viene salvato dalla tristezza e devastazione dei luoghi proprio dalla lingua, dal dialogo, sempre sereno e spiritoso. Il buon cuore e la dolcezza vengono dati a piene mani e, ciò nonostante, non si esce con quel gusto in bocca da eccesso di zucchero, ma con la coscienza di aver assistito ad una favola, certo, che ci ricorda, però, con forza, come la responsabilità sia personale, nostra, di ciascuno di noi e in particolare di noi uomini e donne di mezza età che ricordiamo bene come e cosa il mondo fosse prima del diluvio della globalizzazione e della televisione.

Due lavoretti

I due lavoretti per le vacanze hanno titolo: “riconoscersi” (quello in arancio) e “due compagni di scuola” oppure “due gemelli”. (vedete voi).  Sono entrambi due piccole opere su carta in acrilici.

 

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A Mariolina e Gianfranco

Spesso miracolo accade
luce piove dall’alto
e tutto torna d’incanto bambino.

Altre volte buio continua
e il suo perdurare, denso,
stretto, insensato, induce
al silenzio e tamquam al suicidio.

Tra i due Dio talvolta s’accende.

Non sempre.

Conchiglie di Katerine Mansflied

La mia amica Anita mi / ci segnala:

 

Eternamente giace e splende piano
sotto l’enormi tempestose ondate
e sotto le minute onde beate
che il Greco antico un tempo ha nominato
crespe di risa.
Ascolta,: la conchiglia iridescente
canta nel mare, al più profondo.
Eternamente giace, e canta silenziosa.

2011 in review

The WordPress.com stats helper monkeys prepared a 2011 annual report for this blog.

Here’s an excerpt:

The concert hall at the Syndey Opera House holds 2,700 people. This blog was viewed about 39.000 times in 2011. If it were a concert at Sydney Opera House, it would take about 14 sold-out performances for that many people to see it.

Click here to see the complete report.

Gilbert e George

Letta intervista sull’inserto culturale del Corriere confermo l’impressione che sempre ho quando guardo le loro opere e leggo le loro dichiarazioni: voglia di stupire, intelligenza rispetto al vuoto culturale odierno, poco o nessun spessore artistico vero.

Operatori culturali più che arte vivente? Decisamente sì, grazie

Amici lontani

A Tarcisio, con la promessa che è solo l’inizio di un lavoro per maggio.

Acrilici, foglie secche, rami e foto su carta (circa 35×27)

 

 

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